non si puo’ non essere d’accordo con Polillo:
I “tagli arbitrari” di Zingaretti e l’assenza di un vero piano di rilancio della sanità laziale – Quotidiano Sanità.
La prevista drastica riduzione delle Unità operative semplici e complesse non può essere lasciata all’arbitrio dei singoli Direttori generali, sulla base di criteri soggettivi o contingenti quali ad esempio la vacanza dell’incarico per pensionamento o per mancato affidamento.
La ridefinizione delle Unità operative di un ospedale o di una ASL deve invece avvenire in coerenza con quanto avviene negli altri presidi regionali in un chiaro contesto di programmazione regionale, all’interno della quale le scelte, per tagliare finalmente rami secchi e duplicati o per sostenere strutture carenti ma valide e necessarie, dovranno poi essere determinate da criteri trasparenti e conosciuti. Volumi di attività, appropriatezza, valutazione degli esiti, appunto.
Al progetto di riordino complessivo del sistema si è sostituito il taglio brutale di Unità operative nel Lazio che sarà lasciato alla totale arbitrarietà dei singoli Direttori generali.
Direttori Generali a cui, è bene ricordarlo, non compete la programmazione regionale ma la gestione dei territori loro affidati e che quindi opereranno le loro scelte su quali UOC dimettere e quali conservare, sulla base di criteri e giudizi inevitabilmente soggettivi e quindi parziali. Con un ulteriore aggravante che essendo stati i Direttori Generali nominati dalla precedente amministrazione essi saranno inevitabilmente tentati di essere più realisti del re nel compiacere chi dovrà rinnovare loro l’incarico. La scelta che la regione ha compiuto delegando agli altri il triste compito di scontentare la categoria con tagli pesanti e non certi indolori, è simile al gesto di colui che lancia il sasso e nasconde la mano.
Facendo così si perde il senso della necessità, si rinuncia a programmare le UOC in base alle reali necessità assistenziali della regione (tagliando i rami secchi e i duplicati, ma implementando le strutture carenti) e si lasciano i professionisti che da tali misure verranno danneggiati nel sospetto che la scelta sia stata dettata da motivi personali e non di merito.
Un inizio di legislatura dunque non certo incoraggiante, che non può essere giustificato dalla urgenza di intervenire, e che quindi non lascia intravedere quella discontinuità di cui la regione ha bisogno per uscire dalla crisi.
ma ancora dei dati e prese di posizione:
ed inoltre: I tagli di Zingaretti e la mancanza di programmazione – Quotidiano Sanità. Un dramma continuo
Avevamo gia’ detto che la chiusura di SC senza un criterio un merito (o demerito), senza un piano e senza indicatori di qualita’, fa nascere il sospetto di una faida, tagliare quelli poco fedeli, lasciare i fedeli, mettere dietro l’angolo il merito
E soprattutto rinunciare al benchmarking cioe’ Alla possibilità di misurare contemporaneamente in più strutture complesse indicatori di qualità efficacia ed efficienza. Scegliere di non utilizzare la qualità ma di affidare a direttori generali legati alla politica e ingranaggi di una filiera politico sanitaria è la scelta peggiore che si possa immaginare e che non ha nessun riscontro con i livelli di qualità .
Ancora una volta proclami di qualità di trasparenza di sensibilizzazione e di meritocrazia vengono immediatamente messi dietro le spalle, sconfessati e brutalmente ignorati.
è necessario che sistemi di qualità vengano implementati a livello centrale, ministeriale, a cui tutti debbano ottemperare. Diversa è la gestione che può essere diversificata a seconda delle zone delle regioni e delle città, ma gli indicatori di qualità professionali dovrebbero essere emanati centralmente dal ministero ed essere il primo hotel centrale delle scelte che riguardino le strutture e gli ospedali.
Senza una coscienza dell’importanza degli indicatori di qualità la nostra sanità distrutta dalla dermatologia dalla mancanza di meritocrazia dall’asservimento alla politica continuerà a peggiorare inesorabilmente.
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