RSS

Le ricerche scientifiche fatte con PhotoshopEcco come si svelano le truffe accademiche – Corriere TV

22 Feb

segnalato daIldo Nicoletti

Inseguire per mesi un risultato. Esperimenti, prove, calcoli. Ma la ricerca costata fatica e soldi non produce gli esiti sperati. O addirittura non porta a nulla. È a questo punto che al ricercatore viene in aiuto Photoshop. «Il fenomeno della falsificazione delle ricerche accademiche è molto più diffuso di quanto si creda. Almeno il 10 % dell’intera produzione scientifica mondiale è viziata da plagi, dati “aggiustati”, immagini corrette al computer o addirittura fabbricate ad arte. Si tratta di milioni di truffe accademiche in tutto il mondo. Ed il dato è certamente sottostimato». A parlare è Enrico Bucci, a sua volta ricercatore, ma ormai di professione segugio degli errori e soprattutto delle mistificazioni altrui. Formatosi a Napoli, ora vive in Piemonte, dove ha fondato una società, la BiodigitalValley, che su commissione analizza i dati degli studi scientifici. Ha raccontato la sua esperienza, e il fenomeno globale della manipolazione dei dati, in un libro di recente pubblicazione, «Cattivi scienziati», Add Editori. Recentemente si è tornato a parlare di «research integrity», l’etica nell’attività scientifica, per la sanzione comminata dall’Università di Napoli al gruppo di studio capeggiato da Federico Infascelli, ordinario di Nutrizione nel dipartimento di Veterinaria della Federico II. Il docente e dieci suoi collaboratori, professori associati e ricercatori, hanno ricevuto un richiamo formale dal proprio ateneo per tre articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali sui danni all’organismo provocati dagli Ogm. Ricerche che contenevano dati alterati. E anche dietro questa indagine interna, partita dalle contestazioni fatte dalla senatrice a vita Elena Cattaneo durante un’audizione parlamentare, c’è lo zampino del nostro segugio. «Il nostro sistema ha rilevato diverse manipolazioni», commenta Bucci. Ma del resto del caso si è occupata anche Nature, che riporta una dichiarazione della Cattaneo: «Si tratta di una vicenda molto seria, perché riguarda un tema molto dibattuto». L’uso di organismi geneticamente modificati in agricoltura è da sempre oggetto di laceranti polemiche, soprattutto in Italia. E Infascelli è considerato uno dei più autorevoli studiosi del fronte del No-Ogm.Le selezioni accademiche si basano sulla quantità e sulla qualità di ciò che si è pubblicato. Gli stessi fondi per la ricerca vengono assegnati sulla base dei risultati scientifici ottenuti. Sfornare pubblicazioni è dunque un’esigenza vitale per ogni ricercatore. «La pubblicazione è la moneta sonante dell’accademia italiana, lo strumento per fare carriera e ottenere finanziamenti. Ma purtroppo mancano controlli rigorosi», continua Bucci. I ricercatori nel mondo sono 9 milioni. Ci si aspetta che ciascuno di loro firmi più di una ricerca all’anno per ottenere una progressione di carriera. «Come vedete si tratta di una quantità enorme di ricerche e di dati che ormai nessuno, neppure le più prestigiose riviste scientifiche, è in grado di controllare attentamente», aggiunge l’autore del libro denuncia. In campo biomedico, dove gli interessi sono enormi, spesso la falsificazione si riduce all’alterazione di immagini ottenute al microscopio che sintetizzano l’esito di esperimenti a volte molto complessi. Si va dal banale copia e incolla, al ritocco vero e proprio. «Molto spesso si tratta di manipolazioni che ad occhio nudo è impossibile rilevare – conclude Bucci -. Noi riusciamo a scoprirle grazie al nostro software». Imagecheck, il programma della BioDigitalValley, è in grado di processare fino a un milione di immagini, segnalando immediatamente le figure riutilizzate più volte, i fotomontaggi, le sovrapposizioni fraudolente: «In meno di due anni, abbiamo già individuato almeno 500 articoli manipolati in Italia». Ma quanti sono i falsi accademici? Nel tentativo di stabilire un numero statisticamente accettabile, «Cattivi scienziati» avanza una serie di stime deduttive. La prima prende spunto da un’indagine della rivista «Nature» su quasi 8000 ricercatori. Un terzo dei quali (protetto dall’anonimato) ha ammesso pratiche scorrette e fraudolente nella propria attività. Uno studio del ricercatore Daniele Fanelli ha invece fissato al 2% il tasso di frode scientifica. Dato certamente sottostimato dal momento che si basa sulle dichiarazioni volontarie (e questa volta non anonime) degli autori. Un’analisi condotta dall’Università di San Diego, rivela invece che non meno dell’81% degli interpellati sarebbe disponibile ad alterare un risultato sperimentale per

Sorgente: Le ricerche scientifiche fatte con PhotoshopEcco come si svelano le truffe accademiche – Corriere TV

 

Tag: , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: