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Un mln pazienti ‘orfano’ dopo ospedale, allarme medici internisti

18 Ott

Sorgente: Un mln pazienti ‘orfano’ dopo ospedale, allarme medici internisti

Roma, 14 ott. (AdnKronos Salute) – Un milione di italiani resta ‘orfano’ dopo aver lasciato l’ospedale: una volta dimessi, non trovano un ambulatorio per visite internistiche in cui proseguire il percorso assistenziale iniziato con il ricovero nei reparti di Medicina interna. Lo denunciano gli esperti della Società italiana di medicina interna. Dei 6,4 milioni ricoverati ogni anno nel nostro Paese, il 16% si trova in questo reparto anche perché spesso soffre di due o più patologie da prendere in carico complessivamente. Una volta a casa, però, torna a essere un malato ‘a pezzi’, che deve fare controlli dal cardiologo, dal diabetologo, dallo pneumologo senza essere visto da uno specialista che sappia mantenere una maggior visione d’insieme.

 

Il mancato inserimento di visite ambulatoriali specialistiche in medicina interna può minare la salute di questi pazienti e dei 12 milioni di italiani che soffrono di due o più malattie croniche, avvertono gli specialisti, che chiedono la loro reintroduzione ai fini dell’attuazione del Piano nazionale della cronicità e della sua stessa sostenibilità.

“Le malattie croniche non trasmissibili sono la nuova emergenza sanitaria – afferma Francesco Perticone, presidente Simi – in Italia sono responsabili del 92% dei decessi e riguardano un numero sempre più ampio di persone, anche giovani visto che ben 1,5 milioni di 45-55enni deve già convivere con più patologie. Tutto ciò è determinato dall’aumento dell’età media e soprattutto da una prevenzione insufficiente”.

I pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna “sono in continuo aumento – prosegue Perticone – l’assenza delle visite specialistiche in medicina interna nel nuovo nomenclatore per l’assistenza ambulatoriale è perciò incomprensibile oltre che pericolosa, perché lascia senza specialista di riferimento una grossa quota di pazienti prevalentemente anziani, spesso fragili, in cui la gestione va oltre la valutazione della singola patologia d’organo”.

Per l’esperto, “anche la rivalutazione post-dimissione, a breve e medio termine, non può perciò prescindere da una visione generale. Senza contare la riduzione dei costi e dei disagi per i pazienti, che grazie alla visita dell’internista non sono costretti a peregrinare da uno specialista all’altro. Già oggi le visite specialistiche in medicina interna sono solo 3,2 milioni a fronte di una necessità minima stimata in 6 mln: rendiamo conto del 5% appena di tutti i controlli specialistici che assieme portano a una spesa di oltre un miliardo di euro, cifre che potrebbero ridursi con il coinvolgimento adeguato degli internisti”.

Non solo. “Spesso lo specialista d’organo prescrive i farmaci di propria competenza senza preoccuparsi di quelli che il paziente sta già assumendo. Applicando alla lettera le linee guida per ogni singolo paziente con 5 malattie bisognerebbe prescrivere 19 dosi di 12 farmaci diversi. L’armonizzazione della terapia è un’ulteriore e innegabile competenza dell’internista che, molto spesso, deve togliere o ridurre farmaci piuttosto che aggiungerne di nuovi”, conclude Perticone.

 

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