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L’influenza e l’inefficienza

09 Gen

Ma possibile che, se pure in anticipo rispetto alle previsioni, l’epidemia di influenza, attesa per fine gennaio, stia invece mettendo in ginocchio interi ospedali?
Cosa si fa per prevenire un’emergenza di questo genere? In realtà non si fa nulla, si decidono dimissioni precoci, si trovano posto nel pronto soccorso con 10 persone in una stanza o in letti aggiunti lungo i corridori, ma nessuno pensa ad organizzare il lavoro unendo forze territoriali ospedaliere e i medici di medicina generale. Nel Lazio si è ricorso all’aiuto delle cliniche private, si potrebbe ricorrere all’aiuto di infermieri, che, nonostante le polemiche derivate dalla loro autonomia, potrebbero essere in grado di fare prelievi, elettrocardiogrammi da trasmettere on-line, ed aiutare i medici di medicina generale a cercare di tenere a casa i pazienti e non ricoverarli. Macchine medicalizzate con piccoli strumenti a bordo, piccoli laboratorio analisi, strumenti come elettrocardiografico piccole sonde ecografiche, potrebbero aiutare e potrebbero ridurre di molto il ricorso al pronto soccorso. In realtà nessuno ha previsto nulla, in realtà le aziende territoriali non sfruttano i loro ospedali facendo pervenire pazienti verso l’Ospedale maggiore che soffre due volte: uno per i pazienti gravi due per i pazienti non gravi che potrebbero essere dirottati in ospedale a più basso livello di assistenza, e terzo per la difficoltà a sistemare pazienti gravi per la mancanza di posti letto. Sarebbe interessante sapere quante barelle ci sono negli ospedali periferici, nei piccoli ospedali, dove, in ogni caso, i pazienti anziani, spesso solo con sindromi febbrili ed influenzali potrebbero essere trattati. Nessuno ci dice questi dati, nessuno ci dice come stanno le cose, se non mettere sotto pressione il personale dei grandi ospedali di riferimento e facendo correre rischi ai pazienti di una malpractice e gli operatori per denunce conseguenti. Ed anche le direzioni ospedaliere dei grandi ospedali fanno ciò che possono: si cerca e si scava sulle ridottissime sacche di inappriorpaitezza per aumentare le dimissioni, si vine insultati dai colleghi esasperati ma la realta’ e’ quelle e si possono moltiplicare solo i pani e i pesci ma non i letti. Ma chi deve organizzare cosa fa, perché non ci ha pensato prima, perché nessuno prende decisioni strategiche prima che gli eventi succedano nonostante siano facilmente prevedibili?
Ecco quindi pazienti dimessi ancora con le ferite aperte, infartuati in barella, trasferimenti tra reparti per sistemare i pazienti (in maniera caotica e senza alcun criterio clinico: sistemati dove c’è un letto, non dove ci sono competenze necessarie per trattarli), barelle lungo i corridoi, pazienti e familiari disperati. Senza parlare dei pronto soccorso che sembrano bolge infernali, dove familiari e pazienti protestano inutilmente (mo certo per colpa degli operatori), con i protocolli che saltano e alcun accesso a percorsi privilegiati verso le diagnostiche a favore di MMG che vogliano tenersi in casa i pazienti ma che richiedono giustamente supporti strumentali. Non dimentichiamo mari che attualmente la sola diagnosi con il fonendoscopio è sempre più difficile, e sempre più pericolosa. Dobbiamo dare supporto ai medici di medicina generale dandogli, strumenti, disponibilità, e supporto per la possibilità di tenere a casa i pazienti. Ciò può essere fatto solo aumentando i servizi ed organizzato in maniera diversa il trattamento sanitario senza farlo sempre ricadere sul pronto soccorso. I medici di medicina generale fanno del loro meglio, ma è molto difficile essere sicuri di una diagnosi in pazienti con malattie croniche come cardiopatia, bronco-pneumopatia, insufficienza renale, diabete. Sono malattie queste molto subdole che possono degenerare in maniera importante e silente e che quindi necessitano di attente considerazioni, e di strumenti diagnostici adeguati. Negli ospedali invece, a questo si aggiunge un personale confuso, attonito, con senso di frustrazione e impotenza, stanco per turni massacranti e rientri in reperibilità quasi giornalieri ma “ordinati dall’alto” e accettati da dirigenti e sindacati. Medici e infermieri lasciati soli a lavorare, con pazienti in sovrannumero con il rischio di denunce ed errori. Ma come fanno gli angeli custodi del pronto soccorso ad assistere, fare una diagnosi corretta e trattare decine e decine di casi ogni giorno? perché esporli ad errori per una massa di pazienti, allo stress e al rischio di errore? E se dovessero sbagliare perché la colpa sarebbe loro? E non di chi a livello alto, molto alto e sicuramente piu’ alto dell’ospedale dove lavorano non si e’ reso conto in tempo dei problemi pur essendo ampiamente annunciati previsti? Avete notato quante volte la sanità è in emergenza? Quasi settimanale: vaccini, influenza, barelle, liste di attesa, epidemie, costi dei farmaci. Sempre un’emergenza che andrebbe anche bene se la prevedi “prima” e non “DOPO” Ma l’emergenza dovrebbe essere assolutamente sporadica e non mensile o settimanale!
Sono i superdirettori clinici a livello apicale che dovrebbero occuparsene e darne opportuna comunicazione e ampia visione ai politic

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