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Cavicchi: Sanità pubblica addio. Perché sostituirla se è la migliore (e più conveniente) per tutti? – NdR: Perche’ non si tiene conto di una cosa semplicissima caro Cavicchi: la meritocrazia

10 Mar

Sorgente: Sanità pubblica addio. Perché sostituirla se è la migliore (e più conveniente) per tutti? – Il Fatto Quotidiano

A me sembra strano che un osservatore attento e preciso come Cavicchi non tenga conto di alcune considerazioni che sono banali per quanto ovvie.

Forse l’estrazione populista e di sinistra influisce sui suoi giudizi, ma è innegabile che i problemi che lui evidenzia siano dovuti essenzialmente al peccato originale dalla sanità pubblica italiana.

Ho seguito con attenzione il dibattito sulle mutue e sulle assicurazioni e non solo nel suo giornale, dove il Dott Cavicchi si scaglia pesantemente contro le assicurazioni, il governo e il privato che favorirebbero le assicurazioni o le nuove mute chiamate a coprire anche quanto previsto e assicurato dai LEA.

 

 

A me sembra strano che un osservatore attento e preciso come Cavicchi non tenga conto di alcune considerazioni che sono banali per quanto ovvie.

Il cittadino italiano può liberamente scegliere la moglie, di separarsi o di divorziare, l’aborto, la macchina, la casa dove vivere, l’avvocato, il fruttivendolo, il macellaio, e il supermercato dove comperare i cibi che poi dovrà mangiare, le vacanze, il telefonino, lavatrice e televisore e in larga parte anche il lavoro che dovrà fare.

L’unica cosa o una delle pochissime cose che non può scegliere è il medico da cui farsi curare nel momento in cui afferisce agli ospedali.

La nomina di questo medico che ti curerà’ e a cui tu sei “affidato” quando ti ricoveri è di caraterete “fiduciario” come riportano molti avvocati e sentenze di cui “nessuna e sottolineo nessuna”, ha mai ribaltato il giudizio sulla attribuzione di una struttura complessa. Tutte le sentenze che hanno rifiutato i vari ricorsi si sono trincerate dietro il fatto che la nomina sia fiduciaria e quindi, come tale, inappellabile ancorché motivata.

In pratica l’assessore alla Sanità e, a cascata sempre fiduciaria, il direttore generale scelgono in maniera insindacabile da chi ti devi far operare o curare, se dovrai afferire sempre allo stesso professionista oppure a professionisti diversi come capita spesso in ricoveri ripetuti o in ambulatorio dove è un privilegio (mentre dovrebbe essere la regola) avere lo stesso medico con cui instaurare un rapporto di fiducia e di presa in carico.

Questo sarebbe comunque anche accettabile se si avesse almeno una qualunque garanzia e sicurezza di aver a che fare con professionisti qualificati con adeguate competenze cliniche (di quelle organizzative il singolo paziente se ne cura molto meno). Questo fanno invece molti servizi sanitari esteri: puoi controllare il curriculum del professionista che ti cura, la sua vera attività clinica, di ricerca e di competenza. (vedi il caso Expertscape da cui si può notare, ad esempio, che tutti i responsabili di strutture complesse di una certa regione sono assenti da questa statistica!).

Quando scegli una macchina puoi leggere una rivista o addirittura più riviste del settore, opinioni di chi ha avuto la stessa macchina; lo stesso avviene per le vacanze, i ristoranti , alberghi, supermercati, elettrodomestici dal telefono alla lavatrice che noi comperiamo. Nessuna informazione invece sul medico che ti dovrà operare o curare, e questo coinvolge anche i MMG che puoi scegliere ma non valutare, ma almeno puoi cambiare cosa che non avviene in ospedale.

In realtà quindi ci troviamo di fronte ad un piccolo problema che non viene assolutamente considerato nei vari articoli e disamine: il vantaggio dei privati è che ti permettono di scegliere non solo dove ti potrai curare ma soprattutto il professionista da cui ti devi far curare che potrebbe essere quello che apre le tue viscere e che decide della tua vita. Una rivoluzione copernicana: l’atto “fiduciario” lo compie il paziente e non il direttore generale o l’assessore. E questo è anche il motivo della fuga o della attrazione di molti sistemi sanitari regionali che perdono od attirano pazienti.

In altre parole il punto chiave è che il paziente ama scegliere il medico ed è il medico che attira pazienti.

Questo è un piccolissimo problema naturalmente, soprattutto per chi considera e pensa che un camice bianco sia perfettamente uguale ad un altro camice bianco con le stesse capacità, propensioni, professionalità e esperienza e cultura.

In realtà non è così, non tutti professionisti sono uguali, non a tutti viene fornita una formazione e un aggiornamento idoneo.

Senza considerare la piaga delle raccomandazioni e della corruzione sulle nomine di cui sono piene le cronache e gli ati della magistratura. Il dramma della scelta fiduciaria, del dirigente di struttura complessa viene a concludere e chiudere un quadro che non dà nessuna garanzia all’utente. Basta leggere questo: “dal libro scurriculum: ” «Una conversazione agli atti  dell’inchiesta Tarantini. II manager di una Asl e un politico pugliese si incontrano al pronto soccorso di un ospedale pugliese. II primo chiede  al secondo: “Cosa ci fai qui?. “Mia figlia ha fatto un incidente con l’auto”. “Stai tranquillo, oggi  c’è il primario”. “Per quello che sono preoccupato. l’ho nominato io”

Appunto, e gli esempi potrebbero essere migliaia: e le nomine “ad personam” anche se sanzionate come illecite dalla magistratura, lasciano gli inetti o gli imbroglioni al loro posto consentendo loro di continuare a fare danni fisici e non solo. Il governo si è preoccupato giustamente di licenziare chi non timbra il cartellino, ma lascia coloro che hanno ottenuto posti e prebende illegittimamente al loro posto, dando poi qualche centesimo di risarcimento al danneggiato. Ma nessun risarcimento ai pazienti che si debbono sorbettare il “non legittimo”.

E direttori generali non vengono mai chiamati a rispondere dei disastri che hanno provocato con le loro scelte.

Se non si risolve questo problema è inutile parlare di LEA, di sovrapposizione tra assicurazioni private ed eventuali mutue.

Ed è per questo che la gente, chi può, si procura un’assicurazione privata; essenzialmente per andare dove si cura meglio, per riferirsi al professionista che ti cura meglio. Difficile da capire?

Sarà sempre il poveraccio anonimo e poco informato, quello che Cavicchi dovrebbe difendere, a non poter scegliere e se c’è una cosa antidemocratica è proprio la incapacità del servizio sanitario nazionale ad offrire professionisti idonei, non raccomandati, le cui scelte siano basate su meritocrazia e capacità professionali.

Ammettiamo anche che alle volte il privato usi dei sistemi di pubblicità non leciti e specchietti per le allodole, ma il problema non cambia e rimane un macigno ancor più pesante: il SSN è in grado di certificare al qualità clinica di chi lavoro nel o per suo conto? Non è certo l’accreditamento che ci protegge, sia ben chiaro, sappiamo come funziona e che non tiene in alcun conto la preparazione professionale.

E non mi si venga a dire che l’ECM garantisce l’aggiornamento. E ridicolo che si possano considerare aggiornati professionisti che raccattano punti tra un corso sull’antincendio, sulla privacy e decine di altre cose che non hanno nulla a che fare nè con al clinica nè tanto meno con il loro campo di applicazione. Si arriva anche a non rinnovare abbonamenti a strumenti di aggiornamento clinico (ad esempio UpToDate) perché ritenuti troppo onerosi come è avvenuto in un ospedale del centro Italia.

Insomma, il punto è che ci volgiono professionisti aggiornati, competenti e la cui preparazione sia certificata (e non autocertificata). E nel SSN ce ne sono tantissimo che pagano spesso di tasca loro gli aggiornamenti, che si informano, che si tengono aggiornati, che vengono chiamati a discutere problemi e casi clinici (a proposito quando uno viene chiamato a parlare ai congressi non prende punti ECM , forse la fatica che si fa preparare pubblicazioni e conferenze non vale molto). È praticamente su di loro che si regge il SSN ma il loro lavoro e sacrificio non viene riconosciuto, lavorano e non frequentano sindacati, studiano e non vanno a riunioni di partito, viaggiano, consumando ferie, per discutere casi ed offrire esperienza clinica e non partecipano ad altre appartenenze. E non fanno neanche carriera.

Riconoscendo questi professionisti, favorendo l’aggiornamento (attualmente spesso grazie alle industrie private) e certificando i bravi, il servizio sanitario nazionale potrà risorgere, assicurare nomine e carriere sulla base del merito e su controlli seri e puntuali, su risultati di efficacia e non di efficienza spesso ottenuti con sistemi di accreditamento e di budgettizzazione che nulla hanno a che vedere con i risultati clinici. Ed infine si potrà anche risparmiare come dice Remuzzi in una audizione al Senato: “si risparmia solo scegliendo medici bravi“. https://vimeo.com/182983041 perché i medici migliori fanno cose appropriate, non sprecano e inducono fiducia e empatia nei loro pazienti.

Invece gli inetti rimangono nel SSN, non li vuole nessuno mentre i medici migliori, non riconosciuti, non apprezzati,  derisi e denigrati, sempre più impoveriti e mobbizzati se ne vanno verso il privato con buona pace del pubblico che si permette di sprecare fior fiore di professionisti.

Altro che mutue caro Cavicchi.

 

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