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Altroconsumo, tra pazienti e medici famiglia scarsa fiducia reciproca

16 Mag

Sorgente: Altroconsumo, tra pazienti e medici famiglia scarsa fiducia reciproca

Roma, 15 mag. (AdnKronos Salute) – Rapporto fiduciario? Non troppo. Tra il medico di famiglia e il suo paziente la fiducia reciproca sembra essere piuttosto scarsa. Tra mancanza di tempo, sovraccarico di lavoro, diffidenza, poca attitudine a raccontare i sintomi e difficoltà di ascolto il risultato finale è che i due soggetti della relazione spesso non si capiscono. E’ il quadro tracciato da un’indagine di Altroconsumo – realizzata, su tutto il territorio nazionale, con un questionario a cui hanno risposto 1.742 dottori e 1.132 pazienti tra i 24 e i 74 anni – che evidenzia una percezione del tutto diversa su molti fronti, come emerge dal confronto delle risposte. Ad esempio: il 34% degli assistiti afferma di seguire rigorosamente le indicazioni ma solo il 9% dei camici bianchi crede che lo facciano.

E mentre il 20% dei medici è convinto di capire i problemi del paziente dall’altra parte solo l’8% degli assistiti si sente compreso. E ancora: il 21% dei medici crede che i pazienti abbiano fiducia nella diagnosi ma sono molti di più, il 30%, gli assistiti che affermano di avere completa fiducia. I camici bianchi appaiono poi diffidenti: Solo il 13% è convinto che i propri pazienti siano trasparenti mentre ben il 55% afferma di esserlo. Nella pratica, poi, l’86% dei professionisti ritiene essenziale che i pazienti li informino sui farmaci presi autonomamente ma solo il 19% lo fa. Il 60% dei camici bianchi consiglia di fare una lista dei sintomi ma è un’indicazione ignorata dal 70% dei pazienti. “Rompere il muro di incomunicabilità – secondo Altroconsumo – è quindi ormai una priorità, ma per farlo è necessario che ai medici vengano dati i giusti strumenti durante il percorso universitario, cosa che purtroppo ancora non avviene in maniera strutturata negli atenei italiani”.

L’inchiesta- realizzata tra settembre e ottobre 2016 – evidenzia comunque un ‘legame di fedeltà’: sei persone su dieci, infatti, hanno lo stesso medico da oltre dieci anni e quasi otto su dieci da oltre sei anni. Eppure, anche dopo anni di frequentazione, non sempre c’è ancora un dialogo franco e aperto.

Dalla parte del cittadino mancano trasparenza e schiettezza: quasi venti pazienti su cento ogni tanto non chiedono chiarimenti al proprio medico perché si vergognano o hanno paura di sentirsi ridicoli; il 28% non esprime mai i propri dubbi sul trattamento, sebbene li abbia; il 39% dei pazienti non esprime mai il proprio disaccordo e non parla mai di questioni personali con il proprio medico. Dal lato dei camici bianchi, invece, le difficoltà risiedono anche nelle condizioni di lavoro, in primis nel sovraffollamento degli ambulatori: l’84% dei medici interpellati riceve più di venti pazienti al giorno; il 49% più di trenta in poche ore (secondo la convenzione con controproducente.

Per più di sette medici su dieci il fatto di arrivare in ambulatorio con un’opinione già formata attraverso la ricerca sul web provoca discussioni e conflitti. Quasi sei medici su dieci, inoltre, ritengono che l’accesso a Internet da parte del paziente nuoccia alla compliance.

“Anche su questo aspetto bisogna imparare a confrontarsi a viso aperto, con l’obiettivo di arrivare a scelte condivise, evitando la logica del conflitto. Il tempo è poco, i medici tagliano corto e sono poco empatici, i pazienti non sono collaborativi e non dicono tutto quello che pensano, hanno aspettative irrealistiche e vanno dal medico anche quando non sarebbe necessario. L’elenco delle lamentele è lungo ma si possono fare alcuni passi concreti per rendere migliore la relazione”, è la conclusione di Altroconsumo che propone alcuni consigli ai cittadini per rendere proficuo il poco tempo concesso dal medico. Eccoli:

– essere preparato all’incontro con il medico, per esempio mettendo per iscritto l’elenco di sintomi e la durata;

– usare bene il tempo a disposizione, senza divagare e avendo ben in mente la domanda principale da porre;

– portare un parente al colloquio, se non si è sicuri di comprendere bene le indicazioni;

– essere onesti anche quando la cosa può essere imbarazzante;

– assicurarsi di aver capito bene la terapia, anche facendo domande.

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