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Meno accessi al Pronto soccorso e meno ricoveri, il bilancio delle Case della salute. Da chiarire il ruolo degli Mmg

25 Mag

doctor33

Sorgente: Meno accessi al Pronto soccorso e meno ricoveri, il bilancio delle Case della salute. Da chiarire il ruolo degli Mmg

 

eno accessi in pronto soccorso e un po’ meno ricoveri grazie alle case della salute lo dice un’indagine dell’Agenzia Sanitaria e sociale della Regione Emilia Romagna che sintetizza le risposte a un questionario distribuito in 64 Case della Salute attive da almeno 9 mesi nel periodo 2009-2016. Erano escluse le Case della Salute dei Comuni capoluogo di Provincia. L’indagine analizza indicatori come accessi ai PS per codici bianchi non urgenti, i ricoveri in condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale e casi di assistenza infermieristica o medico domiciliare. Emerge una riduzione significativa e costante in quasi tutta la regione dell’accesso al pronto soccorso, in media del 21% tra i codici bianchi, cioè i pazienti che non richiedevano un intervento urgente. La percentuale ha sfiorato addirittura il 30% quando c’era un medico di medicina generale operante all’interno della Casa. Sono calati meno (-3,6%) i ricoveri ospedalieri per le patologie trattabili a livello ambulatoriale, come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite batterica. Tuttavia, fa sapere sul sito la Regione, «l’effetto è ancora maggiore (-5,5%) se presente il medico di medicina generale. Non solo, perché nei territori serviti dalle Case della salute si è intensificata nel tempo del 5,5% l’assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica che medica». Si conferma determinante il ruolo dei 1.410Mmg operanti nel territorio di riferimento delle Case della Salute, di cui oltre 600a tempo pieno nelle strutture. Tra i pediatri, sono260″orbitanti”, e 67nelle Case che poi annoverano circa450 infermieri, 100 ostetriche, oltre100 assistenti sociali, e ancora tecnici della riabilitazione e specialisti (cardiologo, oculista, diabetologo).La maggioranza delle strutture oggi presenta punti di accoglienza e orientamento ai servizi e Uffici di relazione con il pubblico, con ampi orari di apertura e prenotazione di esami, équipe multi-professionali per la presa in carico. «Per valutare al meglio quanto riportato serve un’analisi degli indicatori e un loro puntuale riscontro», spiega Fabio Vespa segretario Fimmg Emilia Romagna. «Gli esiti dell’indagine come esposti possono far pensare che molti pazienti possano evitarsi dei ricoveri o degli accessi in PS senza ricorrere al medico e ciò ci risulta quanto mai singolare. Altro elemento: va visto poi quanto il dato sul calo dei pazienti non urgenti in Ps sia legato alla presenza di medici di famiglia in associazione. Ove si evidenziasse che l’organizzazione della medicina generale favorisce un ricorso più razionale alle strutture Ssn, avremmo la conferma di quanto pensiamo da tempo». Vespa sottolinea in particolare come occorra nelle indagini sempre valutare, «secondo metodi scientifici che gettino luce sui risultati dei modelli organizzativi. A titolo di esempio, a tutti pare evidente che se il medico dispone della possibilità di ottenere una rx in tempi brevi, è evidente che questo sia un fattore in grado di evitare l’utilizzo del Ps. Mi aspetto dalla Regione ragionamenti in linea con simili considerazioni».
Intanto, l’Emilia Romagna investe anche nei Pronti soccorso secondo “nuovi standard” presentati in questi giorni: sette milioni di euro per 130 nuove assunzioni tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Inoltre, redistribuisce l’attività con 5 e non più 4 codici per il triage. Ai codici rosso (alta complessità) giallo verde (media complessità) e bianco in ordine di gravità si aggiunge il colore blu che starà tra il bianco e il verde. Il piano emiliano romagnolo sembra in linea con quanto deliberato a livello nazionale nel gruppo di lavoro per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento che sostituisce i quattro codici colore con cinque alfanumerici e nel codice verde, che raggruppa la fenomenologia più varia dei pazienti, distingue i pazienti a più chiaro rischio di evolvere verso un’urgenza – codice 3 all’urgenza differibile, da evadere entro 60 minuti per segni di potenziale scompenso -dai pazienti con urgenza minore, codice 4 da evadere entro le 2 ore. Che diventano appunto i “verdi” e i “blu”. Nel documento regionale si parla anche di tempi d’attesa ricordando come a livello nazionale si discuta di uno standard di attesa di 8 ore. In Emilia-Romagna circa l’85% degli episodi si conclude già in meno di 6 ore, l’obiettivo è quello di garantire la media più favorevole a tutti.

Mauro Miserendino

 
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Pubblicato da su 25 Mag 2019 in Uncategorized

 

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