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Il MEF spiegato bene. Per chi vuol capire   Stiglitz , eroe dei sovranisti anti euro, non lo e’ piu ora per il MES     Savona, il MES e il Grammelot del CDO

24 Nov

Stiamo assistendo in questi giorni ad una discussione surreale – e ad una narrazione falsa da parte dei partiti sovranisti, Lega in primis – relativa alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) di cui si sta discutendo in Europa.

Un’analisi dell’ultima versione del testo del Trattato e tutti i documenti disponibili: “Coloro che gridano “al lupo al lupo” sono IL lupo – le manovre in deficit e la mancanza di politiche a favore della crescita e della riduzione del debito pubblico, mettono a rischio il paese. Va smontata inoltre la narrazione che manchi il controllo politico nazionale sugli organismi sovranazionali, poiché le decisioni di ultima istanza sul Trattato saranno prese a dicembre dai governi nell’Eurogruppo e nell’Eurosummit e successivamente dai parlamenti nazionali.

Il MES è una istituzione preziosa perché svolge la funzione di “prestatore di ultima istanza” nell’Unione Monetaria nell’eurozona (come il FMI a livello globale). E’ una rete di protezione molto importante perché con un capitale sottoscritto e autorizzato di 704miliardi (di cui versati 80 miliardi, dei quali circa 14 da parte dell’Italia) può indebitarsi nei mercati obbligazionari internazionali a tassi molto convenienti e a lunghissima scadenza a 30/40 anni. I prestiti del MES sono la porta di accesso a OMT ovvero gli interventi illimitati della BCE per calmierare i mercati.

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES) è perfettibile, come lo è l’Unione Europea, ma l’acceso dibattito di questi giorni non ha ragione di esistere:

PROFEZIE CHE SI AUTOAVVERANO…ANCHE SE NON ESISTONO
Sono state sollevate molte critiche alla recente riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, il cosiddetto Fondo Salva-Stati, che prevede alcune modifiche nella direzione di una valutazione sulla sostenibilità del debito prima di accedere ai fondi.

Matteo Salvini oggi accusa Giuseppe Conte di aver firmato un accordo in segreto, piegandosi al volere della Germania e tradendo la patria, nonostante egli fosse il vice di Conte al momento della firma dell’accordo, e nonostante il Presidente del Consiglio fosse anche espressione della Lega. Non si capisce, però, in che modo questa riforma costituirebbe un tradimento della patria. Se c’è un paese che negli anni a venire guadagnerà dal MES è proprio l’Italia.

Uno dei timori, espressi fra gli altri dalla Banca d’Italia, riguarda il rischio di allontanamento degli investitori al solo evocare un’automatica ristrutturazione del debito in caso di aiuto, proposta inizialmente da Olanda e Germania, permettendo di fatto l’autoavverarsi di una crisi che magari non ci sarebbe.

In primo luogo, qui sembra esserci una mancata comprensione dei modelli di “sunspots”. È necessario infatti discutere se tali crisi di panico o di mancanza di fiducia in debiti sovrani, avvenute ad esempio in Argentina e Grecia, costituiscano delle sunspots: “macchie solari”, metafore di eventi interpretati irrazionalmente, senza basarsi sui fondamentali, come segnali di crisi, che spingono a un rifiuto collettivo a finanziare uno stato la cui crisi è percepita come inevitabile, di fatto rendendola inevitabile. Ciò, però, è inverosimile. Una ristrutturazione dovrebbe fare da deterrente per un creditore, poiché i cosiddetti “haircut”, ovvero perdite automatiche di percentuali di investimento, sono una maniera per disciplinare le banche. Quando un paese arriva a situazioni di grandi crisi del debito c’è una corresponsabilità del creditore. Se il paese in questione sta effettuando spese erronee, o addirittura in cattiva coscienza, indebitandosi pur essendo consapevole che probabilmente non riuscirà mai a restituire e nemmeno a pagare gli interessi, il creditore è certamente responsabile di quello che gli succede. Arrivati a certe soglie, è giusto che chi si impegna irresponsabilmente subisca l’haircut. Anche perché, se l’haircut non viene applicato, il debito dovrà essere pagato anche dai contribuenti di quel paese, con maggiori austerità, maggiori avanzi primari o maggiori tasse. Più basso è l’haircut e più forte è l’austerity. In Grecia complessivamente è stato tagliato oltre il 50%, il che vuol dire che le banche che avevano prestato alla Grecia persero i loro soldi, al contrario di quanto sostenuto dalla retorica sovranista. È implausibile, perciò, che i “cattivi banchieri” che prestano soldi agli stati scelgano di coordinarsi per non farlo più e innescare una crisi: dato che una ristrutturazione del debito implica un haircut, sarebbe come coordinarsi per perdere soldi.

In secondo luogo…questo automatismo nel MES nemmeno c’è! È stato tolto al momento del negoziato!

Ciò che realmente metteva l’Italia in una posizione di fragilità al momento della negoziazione, creando sfiducia da parte degli interlocutori, erano le politiche sconsiderate di Salvini e Di Maio, in un contesto caratterizzato da spread altissimo e procedura di infrazione. L’Italia, insomma, era a un tavolo a chiedere maggior fiducia e criteri laschi del Fondo Salva-Stati mentre faceva politiche fiscali dissennate.

Inoltre, saremmo l’unico paese contrario a questo accordo. I mercati potrebbero pensare che la situazione italiana sia molto più insostenibile di quanto appare, e probabilmente anche questo scatenerebbe timori.

 

Sorgente: Ecco le 5 bufale più in voga sul famigerato fondo salva-stati (MES) – ilSole24ORE

L’articolo a quattro mani del prof Giampaolo Galli e Costantino de Blasi in home page di Lettera43

https://www.lettera43.it/mes-fondo-salva-stati-italia/?fbclid=IwAR3_PWSPzp9T85zywT-_964INmHWZL41zBsEmusW-d9m6kIEBkdfSI52aMs#SpZ37hSIWBrTXXif.99

YOU tube Costatino Galli:

Cottareli: Lotta sul MES

La figuraccia di Lucia Borgonzoni sul MES

Mario Seminerio su Phastidio da leggere e meditare. Bufale smontate

Cos’è il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità

complotto contro l’Italia

le contestazioni al MES di Costantino De Blasi

ancora MES nella prima parteDi Liberi oltre

È singolare che, mentre si propone il default sovrano più grande della storia moderna, si vada costruendo una campagna contro una riforma del Mes La riforma del fondo salva-stati (Mes) e il ritorno di fiamma di Italexit – ilSole24ORE

 

tutto quello che avreste voluto sapere:https://phastidio.net/…/tutto-quello-che-avreste…/

Invece questo e’ quello che vogliono fare.uscire dall’Euro

 

 

 

Luciano Caputo:

 

Alcune precisazioni e riflessioni, rese un po’ complicatedalle interruzioni, sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Gli allarmi lanciati dalla Lega e dai sovranisti sono infondati e contraddittori. Molto (ma molto) più pericolosa per l’Italia è la proposta della Lega di “abolire il Mes”.

Nulla è avvenuto “in segreto”. Il premier Conte e il ministro Tria ne hanno parlato alle Camere quando la Lega era al governo. Dire: “L’Italia mette i soldi nel Mes ma non ne avrà bisogno”, è un’accusa surreale. È come se uno facesse l’assicurazione sull’auto sperando di fare un incidente.

Dicono: “Roma. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è una trappola contro l’Italia, il braccio armato dell’asse franco-tedesco per schiacciare il Belpaese. E i sovranisti italiani, quelli più svegli, hanno trovato la pistola fumante del complotto: nel board del Mes non c’è nessun italiano. “La Francia e la Germania esprimono la dirigenza del Mes – denuncia Claudio Borghi, la mente economica della Lega di Salvini –. Il managing director è tedesco, poi ci sono due tedeschi, due francesi, nessun italiano, nessuno spagnolo, nessun portoghese. Chissà come mai? Perché il Mes è uno strumento di distribuzione dei debiti e dei crediti secondo la convenienza di qualcuno. E quel qualcuno non siamo noi”. L’Italia mette i soldi ma non conta nulla, gestiscono tutto francesi e tedeschi.”

twitter capone :

Un’affermazione del genere può derivare solo da una grande manipolazione della realtà o da una scarsa conoscenza della governance del Mes. Malafede o ignoranza, quindi. Nessuna delle due scusabile quando si occupano ruoli di responsabilità politica e istituzionale”.

Nel MB le nomine vengono fatte all’interno del Mes, scegliendo le persone per le capacità e non per la nazionalità. Ora non ci sono italiani, ma fino a pochi mesi fa – prima delle dimissioni – vi partecipava Cosimo Pacciani, che era Cfo, uno dei ruoli più delicati nel Mes. 3/9

E non è neppure vero che in generale nella dirigenza del Mes non ci siano italiani. Da pochi mesi Nicola Giammarioli è stato nominato Segretario generale

, un altro ruolo chiave del Fondo salva-stati, che nella gerarchia è subito sotto quello del direttore Regling. 4/9

Non solo la sparata è falsa, ma nella polemica è sbagliato l’obiettivo. Perché non è il Management board l’organo più importante del Mes: secondo il Trattato gli “organi direttivi” – quelli che prendono le vere decisioni – sono il Board of Governors e il Board of Directors. 5/9

E com’è rappresentata l’Italia? Esattamente come tutti gli altri paesi: nel Consiglio dei Governatori (BoG), l’organo decisionale più importante, c’è il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri; nel Consiglio di amministrazione (BoD) c’è il dg del

Alessandro Rivera. 6/9

Non solo l’Italia è rappresentata come gli altri, ma conta più di altri. Perché se molte decisioni vengono prese all’unanimità, altre vengono prese a maggioranza qualificata. E in questi casi i voti per i paesi non sono uguali, ma corrispondono al capitale versato nel Mes. 7/9

L’Italia è il terzo contribuente dell’

, con circa il 18% delle quote. E Siccome per le decisioni d’urgenza serve una maggioranza qualificata dell’85%, l’Italia è uno dei tre paesi – con Germania e Francia – che ha diritto di veto anche nelle procedure d’urgenza. 8/9

Il Mes è un’istituzione fondamentale per la stabilità (nostra e dell’euro). Quando i sovranisti puntano a isolare il paese dicendo che “l’Italia non conta nulla in Europa”, non stanno descrivendo la realtà: stanno presentando il loro progetto politico. 9/9

Proviamo a capire insieme uno dei temi caldi del momento: la riforma dell’#ESM (o MES, come viene chiamato dai media italiani).

Innanzitutto, una doverosa premessa: il processo di riforma non è concluso e non è detto che, qualora i Capi di Governo decidessero di apportare dei cambiamenti alle regole esistenti, i propri Parlamenti sarebbero comunque d’accordo. Checché ne dicano certi nostri politici.

1️⃣ Che cosa è l’EMS o “fondo salva stati”? Si tratta di una sorta di assicurazione nel caso in cui uno dei Paesi europei si trovi in condizioni di non riuscire a ripagare il proprio debito pubblico. Questa “assicurazione” non funziona come quelle a cui siamo abituati noi, ovvero il “premio assicurativo” non viene determinato considerando il rischio dello Stato ma il suo PIL. Per questo la Germania sottoscrive una quota più ampia di quella italiana, nonostante sia molto più solida di noi. Per altro si tratta di una sottoscrizione e non di un versamento: l’Italia versa 15 Miliardi a fronte di una sottoscrizione di 100. Si può tranquillamente affermare che l’EMS è un fondo solidaristico: uno di quegli istituti che dà un senso all’Unione Europea, pur non essendone organico (è un’organizzazione intergovernativa che non ha a che fare con la UE).

2️⃣ Come funziona l’EMS? Quando un Paese decide di rivolgersi all’EMS deve dimostrare buona volontà e soddisfare una serie di richieste di interventi strutturali per rimettere in sesto i propri conti a fronte dell’erogazione dei finanziamenti. Come è successo in passato a Portogallo, Irlanda, Grecia, Cipro e anche Spagna.

3️⃣ Cosa cambia con la riforma? In TV e sui giornali qualcuno sta affermando che la riforma di questa istituzione rischia di affossare i già precari conti pubblici italiani. Ma è davvero così? Nella proposta di riforma oggetto di votazione è previsto che qualsiasi erogazione di contributi sia condizionata da una preliminare valutazione di sostenibilità del debito. Se dall’analisi dovesse emergere che il debito pubblico non è sostenibile allora, e solo allora, la concessione degli aiuti sarebbe condizionata ad una ristrutturazione del debito stesso. Insomma, nessun esborso aggiuntivo o ristrutturazione del debito per chi non ricorre all’erogazione dei fondi.

4️⃣ Perché è importante questa riforma? La UE attraverso questo fondo vuole garantire la stabilità dell’eurozona mettendo bene in chiaro che ogni aiuto sarà condizionato al risanamento dei conti pubblici e, qualora fosse necessario, anche alla ristrutturazione del debito. Chi come noi ha un rapporto debito/PIL che sfiora il 135% e non sta facendo nulla per diminuirlo è avvertito: il salvataggio ha un costo.

Abbiamo parlato di MES

Il podcast della puntata si trova qui 👉 http://bit.ly/SA_MES_Galli

I documenti citati nel video sono qui

📌 l’audizione del Professor Galli 📎 https://www.youtube.com/watch?time_co

📌 l’articolo del Professor Galli (giugno 2018) 📎 https://www.ilsole24ore.com/art/ristr

📌 l’articolo del Professor Galli (aprile 2019) 📎 https://www.giampaologalli.it/2019/05

📌 il testo del trattato 📎 https://www.esm.europa.eu/

 

anche qui:

📎 Mario Seminerio e Gianluca Codagnone – L’Angolo di Phastidio https://www.youtube.com/watch?v=mN0tCUFDjzE&t=114s

📎 Michele, Gianluca, Costantino e Thomas – Chiacchierata del Mercoledì https://www.youtube.com/watch?v=NSnGjQom0JY&t=2774s (ai minuti 18:03 – 45:40 Riforma ESM: una discussione folle, fra ignoranza e malafede)

Come completare ‘l’incompiuta europea’ con un ‘prestatore di ultima istanza’ che non metta in fuga i capitali con

Sorgente: Savona, il MES e il Grammelot del CDO | Phastidio.net

https://www.nextquotidiano.it/tag/mes/

A chi sono andati i soldi per la Grecia

La Grecia è entrata in crisi nel 2009 e nel maggio del 2010 un gruppo di rappresentanti della Commissione Europea, della BCE e del Fondo Monetario Internazionale, ha deciso di concedere al paese un prestito da 110 miliardi di euro. Nel guardare ai conti venne fuori che i governi greci avevano alterato (barato) i conti pubblici per farsi prestare molti più soldi di quelli che sarebbero stati poi in grado di ripagare. Che le Grecia fosse un paese traballante non era un segreto. Che il primo piano di aiuti sarebbe stato approvato soltanto per salvare queste banche è comunque una balla.

A spanne al 2010 (prima del piano di aiuti) le banche francesi avevano prestato alla Grecia poco più di 50 miliardi e quelle tedesche poco più di 30 tra pubblico e privati. Il primo piano di aiuti fu di 110 miliardi e portò il debito greco con da 68 a 30 miliardi: quindi soltanto 38 dei 110 miliardi di aiuti erano andati a ripagare le banche che avevano prestato soldi alla Grecia. Borri e Reichlin calcolano che 9 di questi miliardi erano andati alle banche tedesche e 16 a quelle francesi. Il resto dei 110 miliardi sono rimasti in Grecia: 15 alle banche greche e 57 (cioè la metà dell’intero programma di aiuti) è rimasto nelle mani del governo greco.

Ma a monte, secondo te, chi contrae un debito e poi non lo ripaga è colpevole o è colpevole chi, ingannato da conti falsi, presta i soldi? Perché in Italia chi mette in piedi una truffa per farsi prestare soldi senza avere nessuna intenzione di renderli finisce in galera.

Quando parlano di “soldi andati alle banche” fanno casino (appositamente) tra le banche estere e quelle greche. Se le banche greche non fossero state salvate l’economia di quel paese sarebbe totalmente precipitata (nessun sistema economico sta in piedi senza un sistema bancario).

Poi ci fu il secondo piano di aiuti di cui circa un quarto andò a parziale rimborso di debiti esteri verso banche.

Davvero il Mes ruba i soldi italiani per salvare le banche tedesche?

——————————-

di Michele:

La crisi dello spread del 2011 avrebbe dovuto insegnarci molte cose, invece è stata l’ennesima occasione sprecata. Avrebbe dovuto farci capire quanto avere un debito così pesante e così in aumento rispetto al PIL
renda una qualsiasi economia vulnerabile e debole, compresa quella italiana che, notiziona, funziona esattamente come qualsiasi economia del mondo (no, non siamo speciali!).
Ormai ci siamo giocati tutti i jolly possibili ed immaginabili, li abbiamo giocati male, letteralmente sprecati, utilizzati per giocare una partita persa ancora prima che fosse iniziata.
Ma il festival delle banalità non ha mai fine in questo paese, ed ecco che arriva come sempre la soluzione semplicissima e problemi complessissimi: “per ridurre il rapporto debito/pil basta crescere”.
Oh caspita, grazie per l’illuminazione, non ci saremmo mai arrivati senza questa rivoluzionaria affermazione.
Peccato che questo paese non cresca da vent’anni e che ogni soluzione proposta blocca la crescita sul nascere anziché crearla.
Crescita economica e debito pubblico, quale trade-off possibile? Solo uno: fare le uniche e vere riforme necessarie a costo quasi zero, le solite, quelle che non abbiamo mai fatto, quelle che temiamo anziché augurare.
Sono le riforme relative alla concorrenza, alla liberazione dei settori soffocati dal peso dell’intervento pubblico, per rendere il paese flessibile e moderno.
Quelle riforme tanto utili quanto impopolari in questo momento in cui essere populisti va tremendamente di moda.
Quelle riforme che possono salvare un paese e allo stesso tempo mettere a rischio una carriere politica.
Chi le ha fatte, è cresciuto, cresce e continuerà a crescere, chi no, beh siamo noi, è sufficiente guardarci allo specchio e vedere a che punto siamo.

___________________

alcune mie considerazioni:

nell’ultimo testo, il diritto di veto e’ portato al 85% dei voti (Italia ne ha il 17, rotto delal cuffia ma sempre veto.),
Le decisioni sugli interventi sono prese da un board del quale fanno parte i rappresentanti dei 19 governi dell’Eurogruppo. L’attuale presidente è Mario Centeno. Gli altri membri sono i ministri delle finanze. Per l’Italia c’è dunque Roberto Gualtieri.
Tutte le decisioni (articolo 4) devono essere prese all’unanimità, anche quelle sul se e come concedere assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà. Tuttavia, chiarisce il comma 2, “per tutte le decisioni è necessaria la presenza di un quorum di due terzi dei membri aventi diritto di voto che rappresentino almeno i due terzi dei diritti di voto”. Di qui la facoltà per la “Germania insieme a un altro Paese più piccolo di bloccare qualunque decisione, anche quelle adottabili a maggioranza semplice”. Non solo: Germania, Francia e Italia possono bloccare le decisioni d’urgenza, per le quali è necessaria una maggioranza dell′85% dei voti, mentre solo le prime due hanno potere di veto sulle decisioni a maggioranza qualificata (80%), come l’elezione del presidente del Consiglio dei Governatori, la nomina del Direttore generale e l’approvazione dello Statuto del Mes (articolo 5 comma 7).

DB e’ una banca sistemica, quindi potrebbe essere aiutata al contrario delle banche italiane che non erano e sono considerate sistemiche (forse in Italia la San paolo o Unoicrdit sono considerate sistemiche).
Essere istituto sistemico significa che, in caso di crisi, un salvataggio pubblico non contravviene a nessuna regola sul bail in. Quindi la riforma dell’ESM non incide su un’eventuale crisi di DB.
In Italia il governo Movimento 5 Stelle-Lega ha voluto considerare sistemica la piccola Carige.
———
La normativa comunitaria di riferimento per il salvataggio degli istituti di credito in stato di crisi è la BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive). Fra il 2014 e il 2015 si è ritenuto opportuno separare anche normativamente i requisiti e le procedure di risoluzione delle crisi bancarie attraverso l’individuazione di parametri separati in funzione della sistemicità dell’istituto in crisi. A seconda dell’essere considerati su basi quantitative sistemici o non sistemici, gli istituti devono adempiere a differenti parametri patrimoniali. Per gli istituti non considerati sistemici si applicano i parametri contenuti nella MREL (Minimum Requirement of Eligible Liabilities); per quelli sistemici i requisiti sono stabiliti dalla TLAC (Total Loss Absorbing Capacity). Nei trenta istituti considerati sistemici dal Financial Stability Board c’è anche Deutsche Bank con capitali da detenere a riserva superiori dell’1,5% rispetto ai requisiti minimi.
___________

Tutti i paesi sono favorevoli, meno che l’Italia, quindi ha ragione Salvini che ce l’hanno con noi e solo con noi?

 

 

 

 
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Pubblicato da su 24 novembre 2019 in editoriali, futuro, sociale, Uncategorized

 

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