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Archivi categoria: Linee Guida

Hypertension in adults: summary of updated NICE guidance | The BMJ

### What you need to know Hypertension is a leading global cause of morbidity and mortality. More than 25% of the adult UK population has hypertension, and in about 30% blood pressure remains uncontrolled.1 In August, the National Institute for Health and Care Excellence (NICE) published its updated guideline on the diagnosis and management of hypertension. The guideline reviews further evidence that has emerged since it was last updated in 2011 from randomised trials investigating the initiation, monitoring, and choice of antihypertensive treatment. The scope of the updated guideline has increased to also include people with type 2 diabetes, but does not make recommendations for people with chronic kidney disease, established cardiovascular disease, or hypertension in pregnancy. This article summarises the most recent recommendations from NICE and includes information considered to be most relevant to primary care clinicians. Key changes to current practice include offering drug treatment to people at a lower threshold for 10 year risk of cardiovascular disease, emphasis on maintaining blood pressure below target, and clarifying criteria for same day specialist review in people

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Pubblicato da su 23 ottobre 2019 in letteratura, Linee Guida

 

Conflitti d’interesse in medicina – SaluteInternazionale

Gianna MilanoNegli anni la soglia di sicurezza nel sangue per il colesterolo è stata via via abbassata da linee guida (tutt’altro che limpide), ampliando a dismisura il bacino dei candidati al consumo delle statine.

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Dysproteinemia and the Kidney: Core Curriculum 2019 – ScienceDirect

Dysproteinemic kidney diseases occur when B- or plasma cell clones produce pathogenic monoclonal immunoglobulins or light chains that cause kidney dam…

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Pubblicato da su 15 agosto 2019 in letteratura, Linee Guida

 

The Use of Erythropoiesis-Stimulating Agents in Patients With CKD and Cancer: A Clinical Approach – American Journal of Kidney Diseases

Erythropoiesis-stimulating agents (ESAs) have been used to manage anemia in chronic kidney disease (CKD) to reduce transfusion requirements and anemia symptoms. Lack of objective benefit of normalizing hemoglobin (Hb) levels and increased evidence of ESA-induced complications in persons with anemia has resulted in clinicians generally attempting to maintain Hb levels in the 10- to 11-g/dL range. In 2000, concerns in patients with cancer arose attributable to associations of ESA use with increased mortality, thrombotic complications, and cerebrovascular accidents led to a change in US Food and Drug Administration oncology guidelines regarding limitation of ESA use for chemotherapy-induced anemia.

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Handbook_Competenze_core_per_l_Evidence-based_Practice.pdf

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Pubblicato da su 1 agosto 2019 in letteratura, Linee Guida

 

PSA per lo screening del tumore della prostata: linee guida a confronto

Risorse Professionali – Descrizione dell’editoriale

Sorgente: PSA per lo screening del tumore della prostata: linee guida a confronto

 

Ad oggi le prove sullo screening del PSA sono ancora insufficienti nel dimostrare in modo incontrovertibile che sia in grado di ridurre la mortalità specifica per CP.

I sostenitori spesso basano le loro opinioni sullo studio europeo randomizzato di screening per il cancro alla prostata (ERSPC) , che suggerisce come lo screening riduca di almeno il 9% il rischio a lungo termine di mortalità specifica per CP. (2) Inoltre evidenze osservazionali indicano una riduzione della malattia avanzata e una riduzione della mortalità per CP, attribuibili all’introduzione dello screening del PSA. Tra il 1993 e il 2016, i tassi di mortalità per CP sono diminuiti del 51%; tuttavia la tendenza sembra essersi stabilizzata. (3)

Gli oppositori dello screening del PSA evidenziano il decorso naturale indolente del cancro alla prostata, citando revisioni sistematiche che hanno riportato un impatto scarso o nullo dello screening del PSA sulla mortalità generale e del cancro alla prostata. Gli oppositori suggeriscono inoltre che i danni e l’onere derivanti da sovra-diagnosi e sovra-trattamento che comportano inutili biopsie della prostata e alterazioni delle funzioni urinarie, sessuali e intestinali come effetti collaterali della chirurgia o della radioterapia superano i benefici incerti e modesti. (3)

Anche lo studio randomizzato CAP (4) non ha recentemente dimostrato differenze di mortalità per CP in soggetti sottoposti a screening del PSA senza una precedente diagnosi di neoplasia specifica, dopo un follow-up mediano di 10 anni, ma esclusivamente un aumento nel rilevamento dei casi a basso rischio. Risultati che non supportano l’uso del test del PSA singolo per lo screening basato sulla popolazione.

Le linee guida attuali sul test del PSA forniscono ai medici raccomandazioni non univoche.

La Canadian Task Force on Preventive Health Care raccomanda di evitare lo screening del PSA per uomini di età compresa tra 55 e 69 anni.

La Task Force dei Servizi Preventivi degli Stati Uniti ha recentemente modificato le raccomandazioni per affermare che “la decisione circa la possibilità di sottoporsi a screening per CP dovrebbe essere individuale”, senza schierarsi chiaramente a favore o contro lo screening: in precedenza raccomandava di evitare lo screening.

Le linee guida del National Cancer Center Network (NCCN) raccomandano l’avvio dello screening del PSA all’età di 45 anni.

Le linee guida dall’American Urological Association (AUA ) e l’Associazione Europea di Urologia (EAU raccomandano una discussione sullo screening del PSA con i pazienti.

Questo scenario ha indotto il MAGIC group, panel di esperti per la creazione di linee guida affidabili, sintesi di prove e aiuti decisionali, e il British Medical Journal a produrre una revisione sistematica aggiornata per orientare la decisione sullo screening con PSA nella pratica clinica che si può riassumere nei seguenti punti: (5)

  • Il test del PSA ha aumentato il numero di uomini diagnosticati e trattati per il cancro alla prostata, ma molti di questi uomini non avrebbero mai avuto alcun sintomo o sarebbero morti per cancro alla prostata
  • Questa linea guida fornisce una raccomandazione debole contro l’offerta di screening sistematico del PSA. La raccomandazione è debole perché potrebbe esserci un piccolo, sebbene incerto, beneficio dello screening sulla mortalità per cancro alla prostata
  • È probabile che gli uomini che attribuiscono più valore all’evitare complicazioni correlate a biopsie e trattamenti antitumorali non abbiano propensione ad accettare lo screening. Al contrario, gli uomini che attribuiscono più valore anche a una piccola riduzione della mortalità per cancro alla prostata (es. alto rischio a causa della storia familiare o di discendenza africana, o quelli interessati ad escludere la diagnosi) possono optare per lo screening
  • Il processo decisionale condiviso è necessario per gli uomini che prendono in considerazione lo screening mediante una decisione coerente con i propri valori e le preferenze individuali. Tuttavia, il medico non deve sentirsi obbligato a sollevare sistematicamente il problema dello screening del PSA con i propri pazienti

Bibliografia

  1. American Cancer Society: Cancer Facts and Figures 2019. Atlanta, Ga:American Cancer Society, 2019. Available online. Accessed Apr 11, 2019.
  2. Schröder FH et al. ERSPC Investigators . Screening and prostate cancer mortality: results of the European Randomised Study of Screening for Prostate Cancer (ERSPC) at 13 years of follow-up. Lancet 2014;384:2027-35.
  3. PDQ® Screening and Prevention Editorial Board. PDQ Prostate Cancer Screening. Bethesda, MD: National Cancer Institute. Updated 03/22/2019. Available online. Accessed Apr 11, 2019.
  4. Martin RM et al. CAP Trial Group. Effect of a low-intensity PSA-based screening intervention on prostate cancer mortality: The CAP Randomized Clinical Trial. JAMA 2018;319:883-95.
  5. Tikkinen K et al Prostate cancer screening with prostate-specific antigen (PSA) test: a clinical practice guideline. BMJ 2018; 362: k3581. doi: 10.1136 / bmj.k3581.
 
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Pubblicato da su 25 Mag 2019 in letteratura, Linee Guida

 

Screening per batteriuria: ancora raccomandato nelle donne gravide, non nella popolazione generale

Le donne incinte dovrebbero continuare a essere sottoposte allo screening per batteriuria asintomatica tramite colture di urina tra le 12 e le 16 settimane di gestazione, secondo una bozza di raccomandazioni aggiornate della Preventive Services Task Force degli Stati Uniti (USPSTF), pubblicata sul sito internet dell’organizzazione. Lo screening e il trattamento della batteriuria asintomatica in gravidanza passano però a essere classificate come raccomandazioni di tipo B, cioè con un beneficio netto moderato nella riduzione delle complicanze, mentre dal 1996 sono state di tipo A. «Alcune nuove prove hanno dimostrato che il rischio di pielonefrite è diminuito nelle donne in gravidanza, e ora c’è più preoccupazione riguardo all’uso di antibiotici, resistenza agli antibiotici e conservazione dei batteri “buoni”. Non possiamo dire che sia una raccomandazione di tipo A perché non abbiamo dati sulla resistenza antimicrobica e su che impatto abbia l’uso di antibiotici sull’organismo» spiega il membro della task force Melissa Simon. I ricercatori hanno notato che tutti tranne due dei 12 studi randomizzati su donne in gravidanza sottoposte a screening per batteriuria asintomatica inclusi nella revisione sono stati pubblicati negli anni ’60 o ’70, e hanno rilevato che i tassi di pielonefrite nei gruppi di controllo sono stati considerevolmente più alti nei 10 studi più vecchi rispetto a quelli più recenti (7%-36% rispetto a 2,2%-2,5%). Hanno poi sottolineato che esistono prove dirette inadeguate per determinare i danni dello screening, anche se hanno suggerito potenziali effetti indesiderati del trattamento antibiotico e alcune prove indirette di danni associati all’uso di tali medicinali. La task force ha continuato a raccomandare di escludere dallo screening per batteriuria gli adulti asintomatici che non siano donne in gravidanza (raccomandazione D), avendo concluso con moderata certezza che non esiste alcun beneficio netto derivante da tale pratica. «Non ci sono prove che lo screening in questa popolazione migliori i risultati di salute e, dati i danni noti associati all’uso di antibiotici, lo screening e il trattamento in questo caso non ha alcun beneficio e può essere dannoso» conclude l’USPSTF.

USPSTF – Draft Recommendation Statement
https://www.uspreventiveservicestaskforce.org/Page/Document/draft-recommendation-statement/asymptomatic-bacteriuria-in-adults-screening1

Sorgente: Screening per batteriuria: ancora raccomandato nelle donne gravide, non nella popolazione generale

 
 
 
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