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Archivi categoria: Governo Clinico – EBM

Enrico Bucci cosi funziona la scienza.

VEDO, NON VEDO.

Molti si lamentano dei tempi eccessivi e delle “regole” che la comunità scientifica impone perchè si possa stabilire che qualcosa è una cura.

Guardiamo a due studi appena pubblicati sul Tocilizumab, l’anticorpo monoclonale che pare essere utile per bloccare la tempesta citochinica nei casi più seri di COVID-19.

Il primo studio è uno studio retrospettivo su 100 pazienti condotto a Brescia. “Retrospettivo” significa che si sono andate a valutare le cartelle cliniche di 100 pazienti, nel caso specifico tutti trattati con Tocilizumab. Guardando all’esito della terapia, così concludono gli autori a proposito del decorso clinico:

“La risposta al tocilizumab è stata rapida, sostenuta e associata con significativi miglioramenti”.

Quindi, i clinici, osservando i loro pazienti hanno avutol’impressione di un generale miglioramento.

Il secondo studio è stato condotto al San Matteo di Pavia. 21 pazienti trattati con Tocilizumab son stati confrontati con 21 pazienti trattati con idrossiclorochina, eparina ed un antibiotico. Si voleva sapere se il trattamento con tocilizumab diminuisse la necessità di ricovero in terapia intensiva o la mortalità complessiva.
Gli autori concludono così:

“La somministrazione del Tocilizumab non ha ridotto le ammissioni in terapia intensiva o la mortalità in una coorte di 21 pazienti”.

Chi ha ragione?
Nessuno.

Il primo studio è su un campione più grande, ma manca di un braccio di controllo – pazienti non trattati con tocilizumab – per confrontare e capire se il tocilizumab davvero cambia qualcosa. Il miglioramento è “percepito” dai medici rispetto alla loro esperienza, ma non vi è prova che essi non si sbaglino.

Il secondo studio è su un campione molto piccolo (è infatti uno studio preliminare), anche se munito di controllo appropriato.

Gli studi, inoltre, trattano i pazienti in stadi diversi della malattia (nel secondo studio si tende a valutare il trattamento prima della terapia intensiva).

Morale: se non si conducono studi su scala ampia, randomizzati ed in cieco – rispettando le regole ed i tempi della scienza dei dati – l’intuito clinico anche dei migliori medici può portare a situazioni di stallo, in cui ciascuno crede di vedere qualcosa.

Per questo, aspettiamo i risultati finali di sperimentazioni ampie, che certamente arriveranno grazie anche al lavoro di questi bravi ricercatori clinici, prima di trarre conclusioni affrettate.

LEZIONE PER TUTTI – SOPRATTUTTO GIORNALISTI: LA PAROLA DEGLI ESPERTI VALE QUANTO I LORO DATI

Qui il primo studio:
https://www.sciencedirect.com/…/a…/abs/pii/S1568997220301300

Qui il secondo studio:
https://www.mdpi.com/2076-2607/8/5/695

 

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Dati OCSE 2019/2. In Italia pochi infermieri mentre il rapporto medici/abitanti è ancora sopra la media. Sotto anche per i posti letto ospedalieri mentre la superiamo per numero di Rmn e Tac – Quotidiano Sanità

Seconda puntata con l’aggiornamento dei dati sanitari di Ocse (vedi qui prima parte sulla spesa). In queste nuove statistiche sotto la lente il numero di medici e infermieri per abitante, i posti letto ospedalieri, con una zumata su quelli psichiatrici, e poi la dotazione di grandi apparecchiature diagnostiche.

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Inappropriatezza in ospedale. Per diabete, malattie polmonari, insufficienza cardiaca, influenza, asma e alcol correlate, l’alternativa al ricovero con l’assistenza territoriale non decolla – Quotidiano Sanità

E’ quanto risulta dall’analisi delle SDO 2018 che contengono anche una serie di indicatori sui tassi di ospedalizzazione per alcune patologie che potrebbero essere trattate fuori dall’ospedale. Più alti sono meno significativa è la presenza di servizi sul territorio.

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La lotta pirata di Sci-Hub per una scienza libera e aperta – il Tascabile

Sono queste le cosa che un assessorato dovrebbe fare. dare accesso alle riviste scientifiche e dare accesso a strumenti come UpTodate che ti tolgono dai guai quando sei di guardia. Uno specialista ha le sue linee guida e le sue riviste (la nostra società scientifica ha abbonamento a 6 riviste nefrologiche), ma, visto che va di moda la guardia interdivisionale, allora il problema e’ come cercare aiuto ed evidenze rispetto ad altre branche. Si parla di risk management (c’e’ un responsabile in ogni Azienda) , di punti ECM ,ma poi ti devi formare sui punti consulcesi dove anche il sig Vissani fa lezione, ma non si hanno riviste scientifiche. A questo punto e’ anche responsabile l’Universita’ che dovrebbe attivare collaborazioni con Assessorati e ordine dei medici per ridurre l’onere finanziario . Il sistema bibliotecario Lombardo o Veneto (anche Veneto, e si!) o Romagnolo, mettono a disposizione la ricerca e la disponibilità’ di riviste e di articoli Full Text.
Da noi in Umbria la drssa Calabro, fece avere per un paio d’anni UpTodate all’ospedale di perugia, ma poi il manager bravo, tolse l’abbonamento. Invece l’ASL1 ha l’abbonamento, ma non l’ASL2. Questo e’ il servizio di formazione e riduzione del rischio di una regione eccezionale in sanità come dice il Sig Tommaso Bori, Tommaso Bori:
Fatto sta che se uno magari studiasse un po’ di più e potesse consultare strumenti aggiornanti, forse le liste di attesa diminuirebbero. ma ovvio che il problema e’ aumentare la disponibilità’, non l’approrpriatezza, che diamine!

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Mal di schiena: troppi interventi inutili. La Lombardia dice basta – Corriere.it

I rimborsi massimi per interventi per mal di schiena scendono da 19.700 a 7.600 euro, tranne che per le patologie più gravi.

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Mal di schiena: troppi interventi inutili. La Lombardia dice basta – Corriere.it

I rimborsi massimi per interventi per mal di schiena scendono da 19.700 a 7.600 euro, tranne che per le patologie più gravi.

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Conflitti d’interesse in medicina – SaluteInternazionale

Gianna MilanoNegli anni la soglia di sicurezza nel sangue per il colesterolo è stata via via abbassata da linee guida (tutt’altro che limpide), ampliando a dismisura il bacino dei candidati al consumo delle statine.

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Check-up periodici, Gimbe: sovra-diagnosi e aumento costi senza benefici per la salute

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Specializzandi e non specialisti assunti nel Ssn? Cosa cambia, e potrebbe cambiare, col Dl Calabria e il regionalismo differenziato – Quotidiano Sanità

Se da un lato le norme contenute nel cosiddetto “decreto Calabria” appaiono coerenti in una quadro di misura emergenziale (anche temporalmente) quelel ventilate nelle ipotesi di accordo per l’autonomia differenziata con le Regioni interessate che in qualche modo riprendono le ipoetsti del “vecchio Patto per la Salute” con l’assunzione diretta di medici non specialisti “declassificati” rispetto agli altri medici del Ssn, rischia di peggiorare la qualità richiesta alla professione medica

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Ospedali pubblici, code per tutti ma non se paghi. La mappa Regione per Regione | Milena Gabanelli – Corriere.it

Come incidono sulle liste d’attesa i 51 mila medici in libera professione. Cosa fare per tagliare davvero i tempi. Milena Gabanelli e Simona Ravizza…

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si cura di piu con pillole o con un buon SS? Fiona

Sorgente: Pills or public health? | The BMJ

 

Italy calls on retired doctors to fill health worker gap – The Lancet

Experts say that the shortfall of doctors has been fuelled by poorly conceived policies for health worker recruitment dating back 10 years. Marta Paterlini reports.

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Sdo 2017: 171 mila ricoveri in meno (-2%). Gli acuti in regime diurno quelli che scendono di più (-6,7%). Migliora l’appropriatezza, stabile la mobilità sanitaria – Quotidiano Sanità

Pubblicato il nuovo rapporto sulle Schede di dimissioni ospedaliere. Prosegue il trend del calo dei ricoveri che sia gli acuti che la riabilitazione che la lungodegenza. In discesa anche il tasso di ospedalizzazione così come i ricoveri inappropriati. Stabile il livello della mobilità interregionale con circa 800 mila cittadini che si vanno a curare fuori regione. IL RAPPORTO SDO 2017

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Tempi d’attesa e intramoenia. Ben venga la soluzione toscana. Ma deve anche finire taglio a risorse, personale e posti letto – Quotidiano Sanità

La  delibera della Giunta regionale della Toscana prende finalmente atto del fatto che i tempi di attesa non correlano ordinariamente con l’attività  libero professionale. Ma la non può essere trovata solo nella produttività aggiuntiva in regime di intramoenia,  senza mettere  fine al blocco del turn over, al taglio dei posti letto e alla riduzione dell0fferta sanitaria

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il mio parere:

Alla fine di tutto abbiamo combattuto tanto per le ore di riposo (11) e poi lavoriamo  in libera professione dopo le ore prestate in servizio? Fare un intervento il LP significa non lavorare poi nell’orario normale, soprattutto per gli interventi lunghi.  Ci si si stanca solo quando si lavora per il pubblico ? Cosa ne penseranno i magistrati e le assicurazioni? Così perdiamo credibilità’.

Coinvolgere a tariffe calmierate e sulla base dei costi ospedalieri se inferiori al DRG o al massimo DRG le strutture private con professionisti certificati dai “privilegies” e dalle certificazioni di clinical competence” le strutture private certificate. Prima le aziende ospedaliere dovrebbero stabilire le necessità’ sulla base della epidemiologia, anche regionale , poi stabilire il massimo che possono dare anche ricorrendo alla LP e poi affidare il residuo, se mai ci fosse, al privato esterno  che andrebbe però controllato in termini di output con indicatori condivisi con il pubblico.

 

 
 
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