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Archivi tag: concorsi medici

Sanità pubblica, un feudo della politica da 110 miliardi di euro che alimenta la corruzione con incarichi e nomine – Il Fatto Quotidiano – E il paese finisce lentamente. Ce ne meravigliamo?

Nomine dettate esclusivamente dalle appartenenze politiche, incarichi assegnati ad interim senza alcun bando, posizioni ritagliate su misura per gli amici, commissioni di valutazione addomesticate. L’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha indicato “incarichi e nomine” come la seconda area a rischio di corruzione in sanità dopo gli appalti. La politica controlla la sanità come fosse […]

Sorgente: Sanità pubblica, un feudo della politica da 110 miliardi di euro che alimenta la corruzione con incarichi e nomine – Il Fatto Quotidiano

 

La corruzione è diventata una prassi talmente quotidiana e assodata che i casi si susseguono senza che l’indignazione diventi fenomeno collettivo e che la politica se ne occupi come dovrebbe. Il rapporto pubblicato da Transparency sullo stato della sanità italiana è semplicemente agghiacciante eppure ha trovato poco spazio […] Sorgente: La malasanità è il vero virus – Italia Unica

basta uno sguardo

 

infatti gli incarichi nel nostro ordinamento sono fiduciari,

Questa sentenza, pur applicandosi a Pubblico impiego privatizzato, stabilisce un criterio alquanto pericoloso in quanto stabilisce che anche gli atti di conferimento di incarichi dirigenziale rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte dall’amministrazione con le capacità i poteri del privato datore di lavoro, le norme contenute nell’articolo 19 obbligano  l’amministrazione datrice di lavoro al rispetto dei criteri di massima in essa indicati senza che la predeterminazione di criteri di valutazione comporti un automatismo della scelta che resta rimessa alla discrezionalità del datore di lavoro sia pure con il vincolo del rispetto di determinati elementi sui quali la selezione deve fondarsi al quale non può sostituirsi il giudice.

Si deduce quindi che tale sentenza stabilisce che si può fare tutto quello che uno vuole e come affermava un noto principe del foro non importa mettere il migliore, ma il più idoneo. Non si capisce come si possa scegliere il più idoneo se, come dice la sentenza, non e’ necessaria alcuna predeterminazione dei criteri di valutazione.

insomma il risultato finale è che non solo non siamo in grado via di eleggere i nostri parlamentari e tutti si lamentano di questo ma nessuno si lamenta del fatto che i dirigenti vengono scelti con un elevato grado di discrezionalità e quindi senza alcun merito.

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Il dibattito sulle Asl. La governance aziendale non è la causa di tutti i mali – Quotidiano Sanità come non essere d’accordo sulla scarsa misura dei dati clinici?

Il dibattito sulle Asl. La governance aziendale non è la causa di tutti i mali – Quotidiano Sanità.

Per governare qualunque sistema occorre conoscerlo ed analizzarlo (“Misurare per governare” recitava il Modello Toyota negli anni “70 ed “80, durante la crisi industriale dell’epoca) e noi misuriamo davvero poco, soprattutto la parte clinica, tanto che in tutti i convegni internazionali a cui partecipiamo anche i nostri scienziati portano sempre dati anglosassoni o americani.

Sarebbe auspicabile, nel terzo millennio, ragionare su qualità ed efficienza dei servizi erogati. Un esempio sono le reti di patologie “nazionali”, nelle quali far confluire i “dati” di tutti i pazienti cronici, in modo da poter intervenire sui processi di cura e sulla presa in carico del singolo paziente. Ma nel nostro Ssn, in tutto il nostro Ssn, si continua a lasciare la misurazione in mano a singoli di buona volontà, senza sistematicità né obbligo.

Invece sulla parte nomine la cosa e’ molto chiara: non c’e’ un ranking della misura (anche in questo caso) dei valori. Il curriculum deve valere : se un medico ha lavorato in un centro nefrologico che ha tutto (dall’ambulatorio al trapianto) deve avere unc erto valore. L’autonomia in branche specifiche deve avere ancora un altro valore. le pubblicazioni (che dimostrano che ti sei occupato veramente di qualcosa) ancora un altro valore, se hai insegnato ancora un altro, se sei stato invitato a parlare a congressi ancora, se sei referee ancora etc

i valori non li si lasciano alla singola commissione che puo’ decidere che tu sei un manager perche’ avevi una struttura semplice!

Questo e’ il punto!

 

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Minniti (Aaroi-Emac) a Lorenzin: “Fuori la politica dalla sanità, ma con i fatti non solo a parole” – “Concorsi da primario”: una burletta

Minniti (Aaroi-Emac) a Lorenzin: “Fuori la politica dalla sanità, ma con i fatti non solo a parole” – Quotidiano Sanità.

insomma fanno quello che vogliono grazie alle varie leggi Bindi and Company: malaffare

sanita’ sprechi e corruzioni e manovre infime di nomine e appalti per guadagnare in modo che nessuno fiati

ancora una denuncia sui cosiddetti concorsi da primario , ridicoli e assegnati a priori con procedure che non fanno che favorire l’appartenenza!

una ricca biobliografia, marziani atterrano a Roma,

.

 

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Roma. Sapienza. Al concorso di specializzazione in Cardiologia vincitori noti un mese prima – Quotidiano Sanità

Roma. Sapienza. Al concorso di specializzazione in Cardiologia vincitori noti un mese prima – Quotidiano

o se e’ per questo anche i nomi del concorso in nefrologia e non solo UN concorso ma quasi tutti. almeno nella bella regione dell’ . . . .   ah ah ah !

vero?

Infatti quelli che avevano “indovinato” il nome furono additati come “nefrologi indovini” da un certo Alessandro ::::::: ah ah ah !

Ma anche l’ultimo concorso non si e’ scherzato. E’ bastato aver sostituito per vincere . . . . .

Forse il vincitore lo sitava

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2013 in meritocrazia

 

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Cimo-Asmd: riportiamo il medico al suo giusto ruolo

Cimo-Asmd: riportiamo il medico al suo giusto ruolo.

benvenuti sindacati

“Secondo il dottor Cassi, la norma «ha messo la carriera dei medici nelle mani dei direttori generali, che sono autorizzati a non nominare il medico più bravo ma quello che è più in sintonia con loro» e questo ha contribuito ai fenomeni di lottizzazione e malcostume che sono sotto gli occhi di tutti: «un clinico di valore che non è legato a nessun gruppo non riesce ad arrivare all’apice della carriera». Che ne è allora del riconoscimento della competenza? «In tutto il mondo la si valuta, anche in Italia c’è l’Agenas che fa un’analisi dei risultati dell’attività clinica dei medici, ma questo non viene considerato per fare carriera». “

Ma se i sindacati non avessero avallato localmente le nomine firmando accordi ed intrallazzi locali, se non avessero firmato contratti capestro non saremmo a questo punto.

Meglio tardi che mai verrebbe da dire e la risoluzione non e’ un contratto separato ma norme concorsuali serie dove si stabilisca prima (e non DOPO quando si ha gia’ la rosa dei candidati) nel bando cosa serve e come lo si accertera’, e la  superiorita’ del curriculum che deve essere valutato con punteggi specifici rispetto al colloquio che dovrebbe accertare se quello che e’ scritto nel curriculum sia vero

Insomma il ricorso alla “clinical competence”

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2013 in meritocrazia, top

 

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Sottosegretario con truffa

ancora concorsi
Io tengo un profilo basso ma che colpa ne ho che i concorsi sono truccati?
magari venissero a vedere ogni concorso ,…    posso dire …….

da l’espresso

Un’altra bufera sul governo dei professori. Il sottosegretario alla Salute, Adelfio Cardinale, è imputato a Bari. Avrebbe favorito la figlia di un collega in un concorso universitario

Una delle parole preferite da Mario Monti è «meritocrazia». La ripete spesso, come fosse un mantra. Quasi un’ossessione. «La cultura degli italiani deve cambiare. L’Italia può diventare più competitiva solo se introdurremo nel nostro sistema molta più meritocrazia, che significa più responsabilità nel settore pubblico e privato», (Questo lo dico anchì’io)

 La procura barese che ha indagato per dieci, lunghi anni (qualcuno sostiene siano troppi); ha individuato una presunta cupola di baroni, professori e ricercatori che, con ruoli diversi, avrebbe pilotato una decina di concorsi nel settore della cardiologia in varie università italiane, in modo da piazzare figli, amanti e parenti assortiti. Un grande classico del familismo italico: 17 docenti (Cardinale non è tra loro) sono accusati di associazione a delinquere per aver costituito un’organizzazione «durevole, con ripartizioni di ruoli, regole interne e sanzioni per la loro eventuale inosservanza, che consentiva loro di predeterminare (designandone, di fatto, il membro cosiddetto “interno” e pilotando la votazione per l’elezione degli altri membri) la composizione delle commissioni giudicatrici delle predette procedure concorsuali

che cosa cambia se al contrario ci sono delle persone che a priori non devono vincere perche’ invise al potere perche’ hanno denunciato “anomalie” nei concorsi vicini a loro?
vediamo se altri concorsi cadranno sotto la mannaia e comunque attenti cari raccomandatori: sui concorsi c’e’ sempre qualche sbavatura che rimane e anceh dopo 10 anni ci possono essere sorprese!  Basta aver pazienza…..

e sempre sulla prima pagina dell’espresso si ricordfa che

L’Italia, uccisa dalle clientele

«Siamo un Paese in cui quasi tutti, a ogni livello, per farcela puntano sulle relazioni, sugli amici, sulle conoscenze, sui clan. Poi ci lamentiamo che non c’è meritocrazia….». La provocazione sociologica di Giuseppe De Rita, presidente del Censis

Siamo un sistema basato sulla cooptazione. Che non avviene per capacità, ma per rapporti interpersonali. E la cosiddetta ‘antipolitica’ non è altro che la rabbia di chi è rimasto fuori perché privo di buone relazioni

Un potere articolato in una serie di cerchi orizzontali, dove la cooptazione avviene non per capacità e sapere acquisito, ma per abilità a tessere relazioni personali e per appartenenza

c’e’ altro da dire?

Io tengo i toni bassi ma altri stanno alzando la voce per me per dire che questo paese cosi’ non regge e che lo spread e’ anche dovuto alla scarsa affidabilita’ della nostra classe dirigente!!!

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2012 in meritocrazia, news, top

 

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Criteri per l’accesso al II livello dirigenziale



Nella nuova disciplina dell’accesso al secondo livello della dirigenza del ruolo sanitario rivestono valore determinante il “curriculum professionale” del candidato e il “colloquio” attraverso il quale l’apposita Commissione accerta l’idoneità dell’aspirante. È pertanto, quanto mai utile approfondire i criteri da seguire nella predisposizione del curriculum e le modalità da adottare nello svolgimento del colloquio, tenuto conto che per entrambi nessun elemento-guida si ritrova nel DPR 484/1997 e nei bandi di concorso.Il DPR 484 del 10 dicembre 1997, nell’art. 3, si occupa di “requisiti e criteri per l’accesso al secondo livello dirigenziale” e spiega – lett. B) – che per “criteri” si intendono “le indicazioni concernenti il colloquio ed i contenuti valutabili del curriculum professionale” ai fini della predisposizione dell’elenco dei candidati riconosciuti idonei dalla Commissione di cui all’art.15, comma 3, del Dlgs 502/1992, e successive modificazioni, tra i quali il direttore generale della USL o dell’azienda ospedaliera dovrà scegliere quello cui conferire l’incarico di dirigente di II livello per il posto al quale si riferisce il bando di concorso.Lo stesso provvedimento, nell’art. 8, precisa che detta Commissione “accerta l’idoneità dei candidati sulla base del colloquio e della valutazione del curriculum professionale”.Curriculum professionale e colloquio sono quindi due aspetti della complessa fase di selezione degli aspiranti al II livello dirigenziale di estrema importanza poiché è sull’esatta compilazione del primo e sul corretto svolgimento del secondo che si basano la valutazione della Commissione e le successive, conseguenti determinazioni del direttore generale. Peraltro, nessun chiarimento è dato rinvenire nei bandi di concorso che, solitamente, si limitano, ad una pedissequa ripetizione delle disposizioni del DPR 484/1997.Le brevi note che seguono prendono, pertanto, spunto dalle difficoltà segnalate in proposito sia da aspiranti candidati alle selezioni di che trattasi, in ordine alla disposizione del proprio curriculum, sia da componenti delle commissioni di esame, in ordine alla migliore e più completa conduzione del colloquio e sono ispirate dall’intento di offrire qualche appropriato suggerimento, sia agli uni che agli altri.Curriculum professionale

L’art. 8 precisa ” i contenuti del curriculum professionale” valutabili e li individua in “attività professionali, di studio, direzionali-organizzative”.

Il dato letterale della disposizione – a prima vista ampio e comprensivo dei vari e differenziati profili: attività professionali, di studio, direzionali-organizzative, nei quali dovrebbero esplicarsi la personalità e la professionalità del candidato, – evidenzia profili di notevole difficoltà nell’atto della sua pratica attuazione atteso che il candidato dovrà porre il suo massimo impegno nella ricerca della relativa documentazione o ancor più nella autocertificazione, consentita per la maggior parte degli elementi curriculari, con esclusione solo di quelli relativi alla “tipologia qualitativa e quantitativa delle prestazioni effettuate”, che deve essere certificata dal direttore sanitario sulla base delle dichiarazioni del dirigente di II livello.

Occorre, quindi, un’attenta lettura delle disposizioni del DPR 484/1997 per analizzare singolarmente i contenuti del curriculum professionale sintetizzati dall’art. 8 in attività professionali, di studio, direzionali-organizzative anche in relazione agli aspetti caratterizzanti di tali contenuti che risultano enunciati dal decreto stesso.

Attività professionale

Non sembra potersi porre in dubbio che già l’art. 8 offre alcuni elementi riferibili all’attività professionale e idonei a qualificarla quali:
1.Tipologia delle istituzioni in cui sono allocate le strutture presso le quali il candidato ha svolto la sua attività e tipologia delle prestazioni erogate dalle strutture medesime. – Sono elementi di carattere obiettivo che riguardano la struttura e che già rendono possibile la valutazione dell’attività svolta dal candidato sulla base dei criteri che la Commissione deve definire all’inizio dei propri lavori tenendo conto delle specificità proprie del posto da ricoprire. Sotto questo profilo si evidenzia che sarebbe opportuno che già il bando indicasse tali specificità. Ed infatti le relative specificazioni potrebbero essere utili agli aspiranti candidati sia per una preventiva autovalutazione della loro idoneità al posto da ricoprire e sia per una più accorta selezione degli elementi da evidenziare nel curriculum. Per quanto concerne questi dati le direzioni sanitarie delle strutture interessate non dovrebbero avere difficoltà nel fornire al sanitario richiedente gli elementi da indicare nel contesto del curriculum;

2.Posizione funzionale del candidato nelle strutture e sue competenze, con indicazione di eventuali, specifici ambiti di autonomia professionale con funzioni di direzione. – Anche questo elemento è di carattere obiettivo e dovrebbe risultare, sia pur succintamente, attestato in qualsivoglia certificazione relativa all’attività del candidato ma in caso di autocertificazione e, comunque, all’atto della redazione del curriculum, il candidato incontrerà di certo notevoli difficoltà nell’individuare gli elementi da evidenziare per qualificare la sua attività nella maniera più adeguata. È quindi opportuno ricordare che, secondo quanto sancito dall’art. 22 del Dlgs 29/1993, ogni azienda deve affidare a ciascun dirigente un incarico dirigenziale dopo aver predeterminato una graduazione degli incarichi stessi e delle connesse funzioni dirigenziali, sulla base di criteri e parametri che il CCNL, in atto vigente, indica, in via di massima, nei seguenti: complessità della struttura in relazione alla sua articolazione interna, con particolare riguardo ai dipartimenti; grado di autonomia in relazione anche ad eventuale struttura sovraordinata, affidamento e gestione di budget; consistenza delle risorse: umane, finanziarie e strumentali ricomprese nel budget affidato; importanza e delicatezza della funzione esplicitata da espresse e specifiche norme di legge; svolgimento delle funzioni di coordinamento, indirizzo, ispezione e vigilanza, verifica di attività direzionali; grado di competenza specialistico-funzionale o professionale; utilizzazione nell’ambito della struttura di metodologie e strumentazioni significativamente innovative e con valenza strategica per l’azienda o ente; affidamento di programmi di ricerca, aggiornamento, tirocinio e formazione in rapporto alle esigenze didattiche dell’azienda; produzione di entrate proprie destinate al finanziamento generale dell’azienda o ente; rilevanza degli incarichi: interna all’unità operativa ovvero a livello aziendale; ampiezza del bacino di utenza per le unità operative caratterizzate da tale elemento e reale capacità di soddisfacimento della domanda dei servizi espressa; valenza strategica della struttura rispetto agli obiettivi aziendali, purché collegata oggettivamente con uno o più dei criteri ora indicati. Di questi criteri e parametri l’azienda o ente deve tener conto – art.51 del CCNL per la dirigenza medica – per la graduazione delle funzione dei dirigenti di I e II livello ai fini della determinazione della retribuzione di posizione; ma gli stessi criteri e parametri potranno essere utile riferimento per ciascun candidato nella redazione del proprio curriculum professionale e offrire, nel contempo, un concreto supporto per la valutazione che la Commissione dovrà esprimere nei confronti di ciascun candidato;

3.Tipologia qualitativa e quantitativa delle prestazioni effettuate dal candidato. – Come si è già poc’anzi rilevato, in proposito non è ammessa autocertificazione ed è richiesta la specifica attestazione del direttore sanitario che la redigerà sulla base delle attestazioni del dirigente di II livello responsabile della struttura nella quale opera l’interessato. È in questo elemento che si riassume la specifica attività professionale che è richiesta quale requisito di ammissione dall’art.5 del DPR n. 484/1998 e quindi la relativa certificazione non dovrà essere espressa con riferimento ai DRG ma per prestazioni individuali nel rispetto pieno della riferibilità della prestazione in modo esclusivo al singolo concorrente. Alla specifica attività professionale il decreto 484/1997 dedica l’intero art. 6 precisando che sarà un Decreto del Ministero della Sanità, sentito il Consiglio Superiore di Sanità, a stabilire lo standard minimo di specifiche esperienze e attività professionali richiesto per l’ammissione alla selezione per ogni disciplina e categoria professionale. I decreti ministeriali in materia dovevano essere emanati entri il 2 maggio 1998 (novanta giorni dall’entrata in vigore del DPR 484/1997) ma a tutt’oggi non risultano predisposti; rimane quindi operante la disposizione transitoria di cui all’art.15, comma 3, dello stesso Decreto 484 secondo cui “fino all’emanazione dei provvedimenti di cui all’art. 6, comma 1, per l’incarico di secondo livello dirigenziale, si prescinde dal requisito della specifica attività professionale”. Giova però precisare che l’eccezione è valida ai fini dell’ammissione, e quindi si può prescindere dal documentare la specifica attività professionale quale componente del curriculum professionale, ma si ritiene utile e opportuno che, sulla base di risultanze ufficiali e di documentazione formale, ogni candidato si adoperi per dar concretezza, per quanto possibile, dell’attività professionale svolta nel decennio precedente alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’avviso del bando per l’attribuzione dell’incarico – è questo il periodo che l’art. 6 del DPR 484 stabilisce che sia preso in considerazione – e, comunque, della pregressa esperienza maturata nella specifica disciplina oggetto dell’incarico stesso. Questi elementi saranno utili per orientare il giudizio della Commissione e consentire una effettiva comparazione tra i candidati aspiranti all’incarico.

Attività di studio

Anche sotto questo aspetto il DPR 484/1997 è prodigo di indicazioni che appaiono, invero, pressoché esaustive. Infatti, sempre con riguardo all’art. 8, non sembra vi sia possibilità di inserire nel curriculum altri elementi oltre quelli indicati dalla lett. D)”soggiorni di studio o di addestramento professionalizzate per attività attinenti alla disciplina, in rilevanti (?) strutture italiane o estere di durata non inferiore a tre mesi con esclusione di tirocini obbligatori”; e dalla lett. E): “attività didattica presso corsi di studio per il conseguimento di diploma universitario, di laurea o di specializzazione, ovvero presso scuole per la formazione di personale sanitario con indicazione delle ore annue di insegnamento”.

Non sembra rimanga alcunché da poter documentare rispetto a quella che è l’attività di studio che, di norma, ciascun sanitario svolge ma è ovvio che tornerà utile l’indicazione di qualsivoglia ulteriore attività rientrante in questa specifica categoria che il candidato sia in grado di autocertificare potendo, a richiesta, esibirne la relativa, formale, documentazione.

Partecipazione a corsi,congressi, convegni e seminari,anche effettuati all’estero

È oggetto di autonoma considerazione in quanto costituisce una voce a sé nell’elencazione che il DPR 484/1997 dedica agli elementi del curriculum e nella quale rientrano anche le pregresse idoneità nazionali. In linea di massima, non sembrano evidenziarsi particolari difficoltà in ordine a tali elementi. Una particolare considerazione è però dedicata dal Decreto 484 ai corsi di aggiornamento tecnico-professionale per la valutazione dei quali l’art. 9 detta precisi criteri nell’intento di sostituire alla discrezionalità della commissione una obiettività di valutazione con sistemi e criteri analoghi a quelli in uso in molti Paesi. Si tende quindi a verificare l’aggiornamento tecnico-professionale dei sanitari, attraverso la partecipazione a specifici programmi di aggiornamento per un numero prefissato di ore (crediti) nell’ambito di corsi, seminari, convegni, congressi, accreditati da appositi organismi e da società scientifiche e che abbiano, in tutto o in parte, finalità di formazione e di aggiornamento professionale e di avanzamento di ricerca scientifica.

Attualmente non risulta ancora attivata la complessa procedura-prevista dall’art. 9, a seguito della quale il Ministero della Sanità, su proposta di un’apposita commissione, dovrà definire entro 90 giorni dalla costituzione di detta commissione i criteri e le modalità per la classificazione e valutazione dei corsi, con riferimento al contenuto, agli obiettivi, alla qualità, al tipo di partecipazione richiesto, alla durata, nonché le modalità di certificazione dei crediti espressi in ore e minuti, riconosciuti a ciascun corso, da indicare nei relativi attestati di frequenza. Pertanto, in attesa dell’avvio del nuovo criterio di valutazione, che avrà comunque carattere sperimentale, le varie commissioni continueranno ad esprimere la propria discrezionale valutazione basandosi su ogni possibile elemento traibile dalla certificazione prodotta dai candidati e sulla base dei criteri che le singole commissioni sono tenute a predeterminare all’inizio dei propri lavori.

Produzione scientifica

Deve essere strettamente pertinente alla disciplina. Ha peso determinante nella valutazione che la pubblicazione sia fatta su riviste italiane o straniere e se tali riviste seguano un criterio di rigida selezione dei lavori da pubblicare. Ha, altresì, rilievo il presumibile o conosciuto impatto, della pubblicazione sulla comunità scientifica. Il regolamento non li richiama ma saranno sicuramente tenuti in considerazione dalle commissioni gli elementi di valutazione che indicava il Decreto ministeriale del 30 gennaio 1982 consistenti nella originalità e nella continuità della produzione scientifica.

Saranno parametri oggetto di considerazione la data di pubblicazione dei lavori in relazione all’eventuale conseguimento di titoli accademici e la collaborazione di più autori. Determinante sarà, sembra ovvio, l’attinenza con l’incarico da conferire e, in particolare, che le pubblicazioni siano meramente espositive di dati e di casistiche ovvero abbiano contenuto compilativo o divulgativo ovvero, ancora, costituiscono monografie di alta originalità.

Colloquio

“Il colloquio – così stabilisce l’art. 8, comma 2, del regolamento in esame – è diretto alla valutazione delle capacità professionali del candidato nella specifica disciplina, con riferimento anche alle esperienze professionali documentate, nonché all’accertamento delle capacità gestionali, organizzative e di direzione del candidato stesso con riferimento all’incarico da svolgere”.

Da questa complessa, benché succinta enunciazione, risulta chiaramente evidenziato l’intento del regolamento di orientare in due ben distinte direzioni l’accertamento della idoneità dei candidati rispetto all’incarico da conferire.

Viene quindi in rilievo l’esperienza professionale acquisita dal candidato e dallo stesso documentata. Si è già in precedenza evidenziata l’importanza che assume il grado di attinenza della formazione professionale del candidato con le attività che questi dovrà svolgere nell’ambito dell’incarico da conferire e quindi della necessità che il candidato orienti il proprio curriculum sotto tale specifico profilo. Sembra utile chiarire quanto precede con l’esempio di un concorso nel quale un candidato provvisto di idoneità nazionale in otorinolaringoiatria (ci si riferisce ad un periodo nel quale tale titolo era requisito di ammissione al concorso), ha rischiato di non risultare vincitore in quanto il concorso riguardava un istituto tumori e quindi occorreva un primario esperto delle patologie tumorali dal collo in su e non un semplice otorinolaringoiatra. In quel caso il candidato si era appunto garantito avendo avuto cura di documentare la sua rilevante, pregressa esperienza professionale proprio nel campo richiesto.

La commissione deve quindi porre la massima attenzione nell’accertarsi che gli aspiranti all’incarico abbiano una sicura esperienza professionale, acquisita nel decennio precedente al bando, che garantisca la loro idoneità sotto il profilo professionale e tale accertamento dovrà condurre anche sulla base della documentazione che ogni singolo candidato ha prodotto.

Anche, e quindi non solo, poiché la commissione conduce il colloquio come ritiene più opportuno per adempiere al suo mandato che è quello di fornire al direttore generale un elenco di candidati idonei che gli possa essere di valida guida nella nomina di sua competenza.

L’altro aspetto da accertare concerne le capacità gestionali, organizzative e di direzione.

Accade sovente che qualche componente di commissione ponga in dubbio l’utilità di porre domande concernenti tali argomenti dal momento che il concorso concerne il conferimento di un incarico per un settore che richiede specifica competenza tecnico-professionale.

Sembra quindi necessario fugare ogni possibile equivoco in tal senso facendo ricorso a considerazioni estremamente pragmatiche.

La prima di queste riguarda il rispetto del dettato dell’art. 8 del DPR 484/1997 secondo cui la commissione è tenuta “all’accertamento delle capacità gestionali, organizzative e di direzione del candidato con riferimento all’incarico da svolgere”. Non sembra potersi dubitare quindi che la norma ponga l’obbligo di procedere anche sotto questo profilo ed è parimenti chiaro che il mancato accertamento di tali capacità potrebbe avere la conseguenza di invalidare l’intero operato della commissione qualora fosse eccepito in sede contenziosa da un candidato non risultato idoneo o che, comunque, si vedesse non prescelto, nella successiva fase di conferimento dell’incarico.

Un’ulteriore considerazione impone di riflettere su tutto il cambiamento che, a partire dalla Legge delega n.421 del 1992, si è verificato ed è tuttora in fase di realizzazione nel settore del pubblico impiego, e che deve condurre, in definitiva, all’aziendalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale con l’adozione di principi e criteri che sono propri del settore privato. Tutta la legislazione successiva a detta legge delega (ci si riferisce, in particolare, ai Dlgs 502/1992 e 517/1993, al Dlgs 29/1993, alla legge Bassanini e, infine, al Dlgs 80/1998) tendono a tal fine e pongono come essenziale l’esigenza che ogni dirigente disponga di autonomia e sia responsabile tanto sul versante professionale quanto su quello gestionale.

Ciò porta alla necessità di riconoscere il ruolo medico sia sotto il profilo della responsabilità di diagnosi e cura, sia per il suo apporto, divenuto ineludibile, alla programmazione ed all’organizzazione del Servizio che gli è affidato in gestione e ne deriva l’obbligo dell’acquisizione di una adeguata formazione manageriale da parte di tutti coloro che, prescindendo dal diverso ruolo di appartenenza, vogliano, consapevolmente, rendersi partecipi e ragionare nella prospettiva del conseguimento di un obiettivo comune quale è quello dell’aziendalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Tutta la dirigenza del comparto sanità deve essere, pertanto, coinvolta nell’acquisizione di tecniche e di strumenti propri della cultura manageriale quali l’analisi e la diagnosi organizzativa, la pianificazione strategica e operativa, il controllo di gestione, la direzione per obiettivi.

E sono rilevanti le sanzioni connesse ad un comportamento non coerente con il mutato scenario normativo e con i suoi dettami finalizzati alla introduzione dei nuovi principi del lavoro per obiettivi e quindi di un lavoro di squadra, con impegno e integrazione funzionale della varie competenze.

A conclusione di quanto precede e a definitiva conferma di quanto sostenuto, si richiama il disposto dell’art. 45 del recente Dlgs 80 del 1998, che ha modificato l’art.3 del Dlgs 29/1993 specificando, con maggior chiarezza, la separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione e precisando che “ai dirigenti (a tutti i dirigenti) spetta l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo” e ribadendo, in maniera inequivocabile, che i dirigenti sono responsabili “in via esclusiva, dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati”.

 

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