RSS

Archivi tag: primary care

Lombardia. In che mani finiranno i pazienti cronici? | SaluteInternazionale

I gestori sono stati dichiarati idonei senza effettuare le opportune verifiche: ad esempio le strutture di servizio accreditate in precedenza solo per analisi del sangue o prestazioni radiologiche, sono state dichiarate idonee per la presa in carico di pazienti cronici di tutti i livelli di cronicità e per tutte le patologie. Quello che si scopre ora è che questi gestori sono il primo anello di una catena molto più lunga. Molti di questi hanno stipulato accordi di subfornitura di prestazioni sanitarie e socio sanitarie con gli erogatori. La Regione affida a queste filiere l’integrazione spontanea tra i vari soggetti erogatori delle prestazioni e la presa in carico dei tre milioni di cittadini cronici.

Sorgente: Lombardia. In che mani finiranno i pazienti cronici? | SaluteInternazionale

Annunci
 

Tag: , ,

Malati cronici: in Lombardia saranno seguiti da un gestore | Altroconsumo

Rivoluzione in atto per i malati cronici della Lombardia: non più il medico di base, ma un gestore seguirà il paziente per tutto ciò che riguarda la sua patologia, dalle visite agli esami, dalle diagnosi alle cure.

Sorgente: Malati cronici: in Lombardia saranno seguiti da un gestore | Altroconsumo

 

Tag: , ,

Roboanti dichiarazioni sui giornali: abbiamo fatto tante prestazioni. e la qualita e l’appropriatezza?’: “Fare di più non significa fare meglio”, la campagna di Slow Medicine su Bmj –

“Fare di più non significa fare meglio”, la campagna di Slow Medicine su Bmj.

www.slowmedicine.it   Italia fare di piu’ non signfica fare meglio

noi ce ne siamo gia’ occupati da tempo ma si continua d aprire ospedali la notte e la domenica, si aumentano gli straordinari con conseguente rischio di burn-out e di errori dovuti a superlavoro e non si considera che l’alternativa e’ solamente una: fare meglio.

Sapete che in GB non si puo’ andare neanche a pagamento a fare esami se non li ordina il medico di base (GP)? Ecco, l’alternativa e’ l’APPROPRIATEZZA come dice anche GIMBE

“Fare di più non significa fare meglio”. È la campagna varata in Italia da Slow Medicine (movimento fondato nel 2011 e costituito da professionisti della salute e cittadini) i cui obiettivi sono descritti in una lettera appena pubblicata sul BMJ. «II 1° manifesto sulla Slow Medicine è del 2010» precisa Sandra Vernero, medico e segretario generale del movimento. «È un nuovo paradigma della medicina, basato su qualità, sostenibilità, maggior tempo per l’ascolto del paziente e per la riflessione». Scopo ultimo: conseguire una medicinal’appropriatezza “sobria, rispettosa, giusta”. «La sobrietà è legata al motto “Fare di più non significa fare meglio”» riprende Vernero. «Non sempre se si prescrivono più esami o trattamenti si fa il bene del paziente. Vi è un’eccessiva spinta al consumo che può andare a discapito sia della sostenibilità economica e ambientale sia degli stessi pazienti. Proponiamo una medicina rispettosa verso le aspettative delle persone e che sappia ascoltare la loro voce. Per medicina giusta intendiamo cure appropriate e senza diseguaglianze di accessibilità». Per appropriatezza, specifica Vernero, «intendiamo quella clinica, ovvero fare l’intervento giusto al momento giusto dopo un attento esame benefici/rischi, ed evitare il sovrautilizzo degli esami diagnostici. Questo problema porta con sé quello delle sovradiagnosi, che penalizza medici e cittadini. Per questo Slow Medicine ritiene che l’appropriatezza debba tornare a fondarsi su semeiotica classica, anamnesi e ascolto del paziente». Quando nel 2012 sono uscite le prime “Top 5 List” di “Choosing wisely”, si iniziò a farne una traduzione autorizzata. «Abbiamo poi proposto un’iniziativa analoga alle società scientifiche italiane. Abbiamo già avuto molte adesioni e 9 liste – di cui 1 infermieristica – sono già disponibili sul sito. Si è scelto di identificare procedure che possono essere inutili e dannose, tralasciando la questione dei costi, che può far pensare a un razionamento delle cure». La campagna di Slow Medicine rientra da pochi mesi in un più vasto movimento che vede in contatto Choosing Wisely Usa, l’analoga iniziativa canadese, e un’altra in Olanda. «La definizione delle pratiche è solo l’inizio» sottolinea Vernero. «Il progetto ora prosegue per la loro implementazione nella pratica, anche attraverso il dialogo e l’alleanza tra medico e paziente perché le decisioni possano essere informate e condivise» Da sottolineare che tra le adesioni di società non sanitarie c’è quella con Slow Food con cui sono in corso progetti in comune su salute e alimentazione.

Arturo Zenorini da doctpor 33

 

 

Tag: , , ,

JAMA Network | JAMA | Association Between Participation in a Multipayer Medical Home Intervention and Changes in Quality, Utilization, and Costs of Care

JAMA Network | JAMA | Association Between Participation in a Multipayer Medical Home Intervention and Changes in Quality, Utilization, and Costs of Care.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 27 febbraio 2014 in letteratura

 

Tag:

Experiments in Continuity — Rethinking Residency Training in Ambulatory Care — NEJM

Experiments in Continuity — Rethinking Residency Training in Ambulatory Care — NEJM.

per chi vuol sentire e quando lo dico ai miei giovani colleghi ti snobbano ma stavolta e’ un editoriale del NEJM:

ationally, internal medicine residents spend more than two thirds of their training in inpatient settings, caring for patients with acute medical conditions such as myocardial infarction, diabetic ketoacidosis, and exacerbations of COPD.

ed ancora:

Going forward, I believe we need to encourage more residency programs to think creatively about the ambulatory care training experience. High-functioning residency clinics could equip both future internists and subspecialists with the necessary tools to treat chronic disease and might even convince more trainees to choose careers in primary care. More important, increased curricular attention to ambulatory care training will ultimately benefit the millions of U.S. patients with chronic disease.

se ci volete sentire . . . . . .

 

Tag: ,

Primary care case study: Quality at every step – amednews.com

Primary care case study: Quality at every step – amednews.com.

puntare sulel cure primarie alleggerendo i carichi burocratici e organizzandosi al meglio

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 24 luglio 2013 in management

 

Tag:

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: