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Roboanti dichiarazioni sui giornali: abbiamo fatto tante prestazioni. e la qualita e l’appropriatezza?’: “Fare di più non significa fare meglio”, la campagna di Slow Medicine su Bmj –

“Fare di più non significa fare meglio”, la campagna di Slow Medicine su Bmj.

www.slowmedicine.it   Italia fare di piu’ non signfica fare meglio

noi ce ne siamo gia’ occupati da tempo ma si continua d aprire ospedali la notte e la domenica, si aumentano gli straordinari con conseguente rischio di burn-out e di errori dovuti a superlavoro e non si considera che l’alternativa e’ solamente una: fare meglio.

Sapete che in GB non si puo’ andare neanche a pagamento a fare esami se non li ordina il medico di base (GP)? Ecco, l’alternativa e’ l’APPROPRIATEZZA come dice anche GIMBE

“Fare di più non significa fare meglio”. È la campagna varata in Italia da Slow Medicine (movimento fondato nel 2011 e costituito da professionisti della salute e cittadini) i cui obiettivi sono descritti in una lettera appena pubblicata sul BMJ. «II 1° manifesto sulla Slow Medicine è del 2010» precisa Sandra Vernero, medico e segretario generale del movimento. «È un nuovo paradigma della medicina, basato su qualità, sostenibilità, maggior tempo per l’ascolto del paziente e per la riflessione». Scopo ultimo: conseguire una medicinal’appropriatezza “sobria, rispettosa, giusta”. «La sobrietà è legata al motto “Fare di più non significa fare meglio”» riprende Vernero. «Non sempre se si prescrivono più esami o trattamenti si fa il bene del paziente. Vi è un’eccessiva spinta al consumo che può andare a discapito sia della sostenibilità economica e ambientale sia degli stessi pazienti. Proponiamo una medicina rispettosa verso le aspettative delle persone e che sappia ascoltare la loro voce. Per medicina giusta intendiamo cure appropriate e senza diseguaglianze di accessibilità». Per appropriatezza, specifica Vernero, «intendiamo quella clinica, ovvero fare l’intervento giusto al momento giusto dopo un attento esame benefici/rischi, ed evitare il sovrautilizzo degli esami diagnostici. Questo problema porta con sé quello delle sovradiagnosi, che penalizza medici e cittadini. Per questo Slow Medicine ritiene che l’appropriatezza debba tornare a fondarsi su semeiotica classica, anamnesi e ascolto del paziente». Quando nel 2012 sono uscite le prime “Top 5 List” di “Choosing wisely”, si iniziò a farne una traduzione autorizzata. «Abbiamo poi proposto un’iniziativa analoga alle società scientifiche italiane. Abbiamo già avuto molte adesioni e 9 liste – di cui 1 infermieristica – sono già disponibili sul sito. Si è scelto di identificare procedure che possono essere inutili e dannose, tralasciando la questione dei costi, che può far pensare a un razionamento delle cure». La campagna di Slow Medicine rientra da pochi mesi in un più vasto movimento che vede in contatto Choosing Wisely Usa, l’analoga iniziativa canadese, e un’altra in Olanda. «La definizione delle pratiche è solo l’inizio» sottolinea Vernero. «Il progetto ora prosegue per la loro implementazione nella pratica, anche attraverso il dialogo e l’alleanza tra medico e paziente perché le decisioni possano essere informate e condivise» Da sottolineare che tra le adesioni di società non sanitarie c’è quella con Slow Food con cui sono in corso progetti in comune su salute e alimentazione.

Arturo Zenorini da doctpor 33

 

 

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JAMA Network | JAMA | Association Between Participation in a Multipayer Medical Home Intervention and Changes in Quality, Utilization, and Costs of Care

JAMA Network | JAMA | Association Between Participation in a Multipayer Medical Home Intervention and Changes in Quality, Utilization, and Costs of Care.

 
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Pubblicato da su 27 febbraio 2014 in letteratura

 

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Experiments in Continuity — Rethinking Residency Training in Ambulatory Care — NEJM

Experiments in Continuity — Rethinking Residency Training in Ambulatory Care — NEJM.

per chi vuol sentire e quando lo dico ai miei giovani colleghi ti snobbano ma stavolta e’ un editoriale del NEJM:

ationally, internal medicine residents spend more than two thirds of their training in inpatient settings, caring for patients with acute medical conditions such as myocardial infarction, diabetic ketoacidosis, and exacerbations of COPD.

ed ancora:

Going forward, I believe we need to encourage more residency programs to think creatively about the ambulatory care training experience. High-functioning residency clinics could equip both future internists and subspecialists with the necessary tools to treat chronic disease and might even convince more trainees to choose careers in primary care. More important, increased curricular attention to ambulatory care training will ultimately benefit the millions of U.S. patients with chronic disease.

se ci volete sentire . . . . . .

 

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Primary care case study: Quality at every step – amednews.com

Primary care case study: Quality at every step – amednews.com.

puntare sulel cure primarie alleggerendo i carichi burocratici e organizzandosi al meglio

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2013 in management

 

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Evidence About Whether Retail Medical Clinics Disrupt Doctor-Patient Relationships Is Mixed | RAND

Evidence About Whether Retail Medical Clinics Disrupt Doctor-Patient Relationships Is Mixed | RAND.

il conflitto tra specialisti (spesso a pagamento) e medici di medicina generale o primary care

come stanno le cose?

Commentate se volete?

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2012 in management

 

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The Developing Vision of Primary Care — NEJM

The Developing Vision of Primary Care — NEJM.

sviluppare una nuova Vison per le cure primarie

noi stiamo provando a fare questo! a pag 8

 

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