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Inappropriatezza in ospedale. Per diabete, malattie polmonari, insufficienza cardiaca, influenza, asma e alcol correlate, l’alternativa al ricovero con l’assistenza territoriale non decolla – Quotidiano Sanità

E’ quanto risulta dall’analisi delle SDO 2018 che contengono anche una serie di indicatori sui tassi di ospedalizzazione per alcune patologie che potrebbero essere trattate fuori dall’ospedale. Più alti sono meno significativa è la presenza di servizi sul territorio.

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Open letter from Nobel Economists on Europe | TSE    Nobel contro stupidaggini

Some of us – laureates of the Nobel Prize in economics – have been cited by French presidential candidates, most notably by Marine le Pen and her staff, in support of their presidential program with regards to Europe. This letter’s signatories hold a variety of views on complex issues such as monetary unions and stimulus spending. But they converge on condemning such manipulation of economic thinking in the French presidential campaign.

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Pubblicato da su 22 gennaio 2020 in editoriali, futuro, sociale, top

 

Ponti a rischio: ancora 3.500 quelli senza controlli e manutenzione in Italia | Milena Gabanelli – Corriere.it

L’allarme era stato lanciato un anno fa: 992 ponti che attraversano le strade e autostrade italiane gestite da Anas, risultavano senza padrone.

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Metabolic Acidosis in CKD: Core Curriculum 2019 – American Journal of Kidney Diseases

Maintenance of normal acid-base homeostasis is one of the most important kidney functions. In chronic kidney disease, the capacity of the kidneys to excrete the daily acid load as ammonium and titratable acid is impaired, resulting in acid retention and metabolic acidosis. The prevalence of metabolic acidosis increases with declining glomerular filtration rate. Metabolic acidosis is associated with several clinically important complications, including chronic kidney disease progression, bone demineralization, skeletal muscle catabolism, and mortality.

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Pubblicato da su 21 gennaio 2020 in letteratura, Linee Guida

 

La dieta Chetogenica è il vecchio Diesel delle diete.

Enzo Spisni

La dieta Chetogenica è il vecchio Diesel delle diete.

Partiamo dal Diesel. Sono molti anni che ci raccontano che il motore Diesel potrebbe, con opportuni accorgimenti tecnologici essere più pulito di quello a benzina. Prima pareva bastasse inserire il filtro anti-particolato (FAP) che trattiene le polveri più grezze ma poi si è scoperto che non trattiene quelle sottili (ben più pericolose), poi hanno tentato con le centraline “taroccate” (vedi caso Volkswaghen) ma gli americani se ne sono accorti, poi è la stata volta degli ossidi di azoto (NOx) che però pare che nelle ultime versioni di motori Euro 6 siano emessi in quantità quasi simili a quelle dei motori a benzina. Da ciclista e scooterista però, indipendentemente da quello che mi hanno raccontato per anni sui Diesel, ho sempre preferito di gran lunga seguire (se obbligato) una vettura a gas, magari a metano, piuttosto che una Diesel, che in accelerazione lascia sempre fumate nere che non hanno proprio l’aria di essere salubri, come aria di montagna, per i miei polmoni.
La dieta Chetogenica, come i motori Diesel, è piena di estimatori. Fa dimagrire, elimina i malefici carboidrati più o meno glutinici, controlla bene la glicemia, migliora forse un po’ il profilo lipidico (dipende) e, insomma, farebbe tutta una serie di effetti metabolici positivi che a ben guardare, io non ho mai trovato.
La dieta chetogenica si basa sulla drammatica riduzione dei carboidrati in favore dei lipidi e delle proteine. Esattamente come per i Diesel, si parte da un carburante più sporco, per ottenere un risultato più salutare e più pulito (così sostenevano anche i dirigenti Volkswaghen). La dieta chetogenica può essere iperproteica o normo proteica. Partiamo dalla prima. La iperproteica è un super-Diesel. Le proteine sono il carburante più sporco che possiamo introdurre. Si portano necessariamente dietro una grande quantità di azoto, che diventa urea, che sovraccarica terribilmente tutti i sistemi di pulizia che ci sono nel nostro organismo: reni e fegato in particolare. Poi da dove le prendiamo tutte queste proteine? Due possibilità: o dalle carni e dal pesce, con i loro carichi ulteriori di inquinanti (antibiotici, pesticidi, microplastiche, ormoni…), oppure dai legumi. Reggere una dieta iperproteica vegetale a base di legumi significa o avere un intestino di “acciaio” oppure finire sulla tipologia dell’intestino a mongolfiera, con problemi non indifferenti almeno a livello di socializzazione. OK, niente iperproteica, puntiamo invece alla normo proteica!!! Bene, i miracoli non sono facili, quindi se tolgo il 50% circa di calorie in carboidrati e non cambio la quota proteica devo aumentare a dismisura quella lipidica. E qui nascono i problemi. Le recenti pubblicazioni sulla lipidomica ci raccontano che bilanciare i lipidi in ingresso è molto difficile! Tenere un corretto rapporto tra saturi, monoinsaturi, polinsaturi omega 6, polinsaturi omega 3, a media e lunga catena è complicatissimo. A questo, si aggiungono il colesterolo, gli acidi grassi trans ed i lipidi ossidati. Questi ultimi sono “scorie metaboliche” che l’organismo dovrà cercare, a fatica, di rielaborare e neutralizzare. Aumentare di molto la quota lipidica facendola rimanere bilanciata ed evitando tutte queste scorie è un salto ad ostacoli estremamente complesso. Di fatto, fino ad ora, ogni volta che mi hanno mostrato diete chetogeniche per adulti più o meno sani, appena leggo il piano mi pervade una sensazione di leggera angoscia, esattamente la stessa di quando in bici, in apnea, seguo un veicolo Diesel che fa un inquietante fumo nero, sapendo che presto dovrò pur respirare.

 

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Pubblicato da su 21 gennaio 2020 in Nutrizione, obesita

 

Social Relationships and Mortality Risk: A Meta-analytic Review

In a meta-analysis, Julianne Holt-Lunstad and colleagues find that individuals’ social relationships have as much influence on mortality risk as other well-established risk factors for mortality, such as smoking.

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Healthy lifestyle and life expectancy free of cancer, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: prospective cohort study | The BMJ

Objective To examine how a healthy lifestyle is related to life expectancy that is free from major chronic diseases. Design Prospective cohort study. Setting and participants The Nurses’ Health Study (1980-2014; n=73 196) and the Health Professionals Follow-Up Study (1986-2014; n=38 366). Main exposures Five low risk lifestyle factors: never smoking, body mass index 18.5-24.9, moderate to vigorous physical activity (≥30 minutes/day), moderate alcohol intake (women: 5-15 g/day; men 5-30 g/day), and a higher diet quality score (upper 40%). Main outcome Life expectancy free of diabetes, cardiovascular diseases, and cancer. Results The life expectancy free of diabetes, cardiovascular diseases, and cancer at age 50 was 23.7 years (95% confidence interval 22.6 to 24.7) for women who adopted no low risk lifestyle factors, in contrast to 34.4 years (33.1 to 35.5) for women who adopted four or five low risk factors. At age 50, the life expectancy free of any of these chronic diseases was 23.5 (22.3 to 24.7) years among men who adopted no low risk lifestyle factors and 31.1 (29.5 to 32.5) years in men who adopted four or five low risk lifestyle factors. For current male smokers who smok

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